Se la scelta di mangiare verdure dipende da come è scritto il menu

Meglio «bocconcini di zucchine caramellate» o «zucchine verdi nutrienti»? Uno studio pubblicato sulla rivista Jama Internal Medicine ha dimostrato che mettere in risalto le qualità benefiche di alcuni vegetali non sempre invoglia i clienti dei ristoranti a sceglierli

E se mangiare più verdura fosse anche una questione di linguaggio? È la prospettiva presentata da uno studio pubblicato dalla rivista Jama Internal Medicine. I ricercatori hanno stabilito che è più probabile per un cliente di un ristorante ordinare un piatto vegetale se questo viene descritto in maniera ricercata. In altre parole saremo più portati a scegliere dei «bocconcini di zucchine rosolati e caramellati» piuttosto che delle «zucchine verdi nutrienti». Dalla ricerca risulta che dichiarare espressamente le proprietà vantaggiose per la salute di un certo alimento non invoglia le persone a mangiarlo. Anzi. Questo tipo di descrizione porta la persona a considerare quel piatto automaticamente meno gustoso.

I vantaggi di mangiare meno carne

«Sappiamo che il modo in cui etichettiamo il cibo ha effetti sostanziali sia su cosa le persone scelgono di mangiare che sull’esperienza che fanno mentre mangiano», spiega a Fast Company Bradley Turnwald, studente specializzando in psicologia alla Stanford University e principale autore dello studio. Lo scopo finale della ricerca, comunque, è trovare un modo per convincere i consumatori a scegliere più verdure e meno carne per motivi legati alla salute e all’impatto ambientale che ha la produzione di cibo a base animale. Uno studio pubblicato nel 2016 ha dimostrato che se tutti diventassimo vegani entro il 2050, le emissioni di CO2 in atmosfera si ridurrebbero del 70 per cento. E un semplice abbattimento del consumo di carne potrebbe portare a una riduzione di inquinanti di almeno il 30 per cento.

L’esperimento tra gli universitari

La ricerca che ha indagato gli effetti delle definizioni dei piatti sulle scelte alimentari è stata condotta in un ristorante universitario che serve circa 607 pranzi a settimana. L’esperimento condotto nell’autunno del 2016 consisteva nel presentare un piatto vegetale in quattro modi diversi per verificare la risposta degli utenti. La modalità di preparazione dei piatti rimaneva comunque invariata. I risultati hanno rivelato che una descrizione delle pietanze a base vegetale che fosse più indulgente rispetto alle proprietà salutari ha portato a un 25 per cento in più di ordinazioni da parte dei frequentatori del ristorante.

La psicologia delle scelte alimentari

Queste osservazioni hanno permesso di concludere che non serve evidenziare le caratteristiche positive che un alimento vegetale può avere sulla salute. È più efficace una descrizione che punti a mettere in risalto altre caratteristiche del piatto legate soprattutto al gusto, senza per questo mentire sul suo reale contenuto. «Siamo rimasti sorpresi nello scoprire che nei menu dei ristoranti si descrivono i cibi salutari usando parole meno eccitanti, gustose, invitanti. Questo è un grosso problema dato che le persone pensano che il cibo salutare non sia buono. Come possiamo aspettarci che le persone scelgano queste pietanze se non sono descritte in un modo che si adatti a ciò che sono motivate a mangiare?», ha aggiunto Turnwald. Il cambiamento da apportare ai menu potrebbe quindi risultare la soluzione più semplice – e a costo zero – per invogliare a uno stile alimentare più sano. L’aspetto psicologico ha un peso fondamentale nella decisione di mangiare vegetali. L’impressione di privarsi di qualcosa può infatti portare alla tentazione di recuperare in seguito mangiando di più e in maniera meno attenta.

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