L’IoT che aiuta gli agricoltori a massimizzare la produzione. Il progetto Evja

Il progetto del ceo Davide Parisi sfrutta le potenzialità dell’Internet of Things e fornisce agli agricoltori un sistema di controllo a distanza per ottimizzare le scelte relative all’irrigazione e all’uso di fertilizzanti

Evja è un progetto che nasce nel 2015 a Napoli, circa due anni fa, grazie all’intraprendenza di Davide Parisi, ceo dell’azienda, Luciano Zarulli, responsabile IT, e Antonio Affinito, responsabile della sezione hardware. All’inizio del 2016, è entrato nel team anche Paolo Iasevoli, che si occupa del versante marketing e business della startup. Il team vanta un’esperienza variegata: Parisi ha un background business e legale e nella sua carriera ha gestito altre startup, Zarulli è stato manager di una delle più grandi aziende di consulenza informatica internazionale, Affinito ha lavorato per più di dieci anni nella progettazione e industrializzazione di radar, Iasevoli vanta più di 15 anni nel settore sales & marketing, sia in Italia che all’estero.

Iasevoli: il nostro prodotto è un sistema IoT, creato grazie all’avanzamento parallelo dello sviluppo tecnico e la costruzione di partnership in ambito agronomico-scientifico

Il team di Evja

WCAP, Startbootcamp Foodtech, il World Agri-tech Summit

Evja è stata supportata inizialmente dal Comune di Napoli, grazie al programma Vulcanicamente, attraverso cui la startup ha avuto accesso ai primi fondi. È stata poi la volta di diversi programmi di accelerazione, tra cui TIM WCAP di Telecom Italia e Agro Innovation Lab di RWA, fra le più grandi aziende di forniture agricole austriaca. Nell’autunno 2016 poi il progetto è stato scelto per Startbootcamp Foodtech. «Ognuna di queste esperienze ci ha permesso di accelerare lo sviluppo del prodotto sia da un punto di vista commerciale che tecnico. Uno degli eventi più importanti nella storia di Evja è stato il World Agri-tech Summit, svoltosi lo scorso marzo a San Francisco, dove eravamo l’unica startup italiana presente, in compagnia di altre nove aziende americane. Questo ci ha permesso di avere molta visibilità», continua Iasevoli.

Monitorare i campi

A maggio 2017 la startup ha iniziato la commercializzazione del prodotto, Opi. Opi è il nome dell’antica dea romana dell’abbondanza e dell’agricoltura, ma è anche l’acronimo di: Osserva, Previeni, Intervieni. Il sistema offre supporto decisionale alle aziende, che consente all’agricoltore di

monitorare in tempo reale la situazione sui propri appezzamenti di terra e di disporre di informazioni di alto livello, che permettono di ottimizzare le scelte relative all’irrigazione e all’uso di fertilizzanti

«Opi consente anche di prevedere l’insorgere della peronospora per la lattuga, una malattia delle  piante causata da protisti appartenenti non solo al genere Peronospora, ma anche ad altri generi, sia della famiglia Peronosporacee che della famiglia Piaziacee. Si tratta del primo modello di previsione di questo tipo in Europa.  I sensori registrano i valori di temperatura e umidità dell’aria, radiazione solare e bagnatura della foglia. In base a questi quattro parametri, ci sono diversi algoritmi che intervengono per fornire un’indicazione all’agricoltore» spiega sempre Iasevoli.

Coltivazioni in serre

Il sistema IoT è stato tarato per essere efficace su ortaggi come rucola, valeriana, lattuga, ovvero quella tipologia che viene coltivata in serre e venduta in buste nei supermercati. «Il nostro sistema può però essere adattato a qualsiasi tipo di coltivazione, ma dev’esserne valutata l’efficienza, che può variare da caso a caso. L’efficienza è infatti massima nelle serre, perché con una sola centralina di sensori si possono controllare fino a 3 ettari. Questo perché si tratta di un ambiente chiuso e omogeneo. Per estensioni maggiori, l’efficienza diminuisce. Stiamo ovviamente lavorando per adattare Opi anche ad altre colture, come il pomodoro, il vino e l’olio».

Next step

Per Evja ci sono ora nuove sfide all’orizzonte: la startup ha infatti dei progetti in corso, sia con alcuni fondi d’investimento che con aziende di livello internazionale. «Quello che possiamo dire è che ci sono tre multinazionali interessate all’azienda».

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