Assunta D'Aquale

Assunta D'Aquale

Giu 11, 2017

SOLUNCH la piattaforma di Social Eating pensata per la pausa pranzo

L'idea alla base del progetto è quella di aiutare le persone a uscire da una situazione di solitudine giornaliera. Chi può cucinare lo fa per persone che mangerebbero una panino di corsa. Abbiamo parlato con Luisa Galbiati CEO della startup

SOLUNCH  è un servizio che consente a chi si trova a casa all’ora di pranzo e cucina di mettersi in contatto con chi lavora nelle vicinanze e vuole mangiare come a casa propria, cose semplici a un costo non elevato. Si tratta di un luogo virtuale che permette di entrare in connessione facilitando la condivisione e il dialogo tra le persone e soprattutto garantisce un guadagno . Il funzionamento è molto semplice: i So-Chef e i potenziali clienti si registrano al sito mentre chi offre il pranzo inserisce sulla piattaforma la propria proposta giornaliera, gli interessati inseriscono il cap della zona dove svolgono l’attività lavorativa per visionare l’elenco delle case più vicine e il relativo menù. A fine pasto entrambi gli utenti inseriscono il proprio feedback.

Abbiamo parlato con Luisa Galbiati, ex imprenditrice e ora consulente aziendale, del suo progetto

L’intervista

In quale periodo è nato questo progetto?

L’idea è nata in piena Expo, qui a Milano. Io in quel periodo avevo deciso per un cambio vita, avevo venduto la mia società, stavo frequentando un master internazionale su startup e innovazione sociale e nel contempo lavoravo da casa, era diventata una smart worker e quindi l’ora di pranzo diventava anche un po’ un momento di solitudine, ma non in senso depressivo, nel senso che mangiare da soli è un po’ triste, parliamoci chiaro! Poi parlando con amici e confrontandomi ho scoperto che non ero l’unica persona che aveva questo problema.

Quindi è nato tutto da questa sua esigenza personale…

Certo, poi complice anche Expo e il fatto che io nasco come imprenditrice, sono andata subito a verificare se il progetto poteva trasformarsi in business, dato che  in Italia ci sono da una parte 12 milioni di persone che tutti i giorni mangiano fuori casa e dall’altra ci sono 17 milioni inattive ho pensato che la cosa potesse funzionare.

Avete fatto uno studio particolareggiato del mercato?

Sì, assolutamente. Certo perché l’idea può essere buona ma se non c’è un mercato che ti segue sarebbe come vendere il frigorifero agli eschimesi! Quindi ho pensato di presentare la mia idea agli Europen Social Innovation Competitions, che è una competizione sull’innovazione sociale e su 1500 progetti siamo arrivati tra i 30 finalisti. A quel punto con un’altra persona che poi ha lasciato il team, ho iniziato il progetto. Come tutte le startup prima che si vada a costruire il team bello coeso le cose cambiano spesso. Abbiamo cominciato a partecipare a diverse competizioni. Per primo abbiamo vinto un premio della Regione Lombardia, poi la prima call di SocialFare, l’acceleratore  di imprese sociali e nel contempo abbiamo vinto il primo bando del crowdfunding civico del comune di Milano e in seguito anche il programma di accelerazione di startup training della SDA Bocconi. In buona sostanza nel gennaio del 2016 abbiamo iniziato il percorso di accelerazione di Social Affairs, che è durato 8 mesi, e poi quello di startup training che è durato circa 6 mesi. In questo periodo abbiamo iniziato a studiare le analisi di mercato e a testare il modello di business, lavorando in ottica training startup e a questo punto abbiamo avuto andando online l’attenzione dei media.

A proposito di idee, lei ha già trovato dei competitors in questo settore?

Se facciamo un ragionamento in termini di home restaurant e social heating evidentemente non siamo gli unici, perché ci sono altre piattaforme che conosciamo tutti… Gnammo, Foody, VizEat ma in termini valoriali e di fruizione abbiamo una caratterizzazione ben precisa: Solunch è un nuovo modello di business della pausa pranzo.

Praticamente Solunch si posiziona soltanto nella fascia oraria della pausa pranzo.

Esatto. Esclusivamente sulla pausa pranzo, certo anche Gnammo per esempio lo fa sulla pausa pranzo, però ha degli elementi valoriali diversi, cioè si basano sulla tavola intesa come socializzazione, ma di gruppo, per conoscere le persone e quindi i pasti non sono numerosamente più elevati ma anche di costo molto alto.

Questa focalizzazione sulla fascia della pausa pranzo e il concetto di solitudine di cui mi parlava prima, quindi hanno come scopo anche quello di creare comunità tra le persone che interagiscono tra di loro attraverso SOLUNCH.

Certo, in buona sostanza è quello. Perché la cosa sorprendente che è emersa quando abbiamo cominciato a fare le nostre interviste per tarare al meglio il servizio, è che per le persone è molto importante l’aspetto della socializzazione. Inizialmente la nostra idea a tavolino, era quella di fornire alle persone una possibilità di arrotondare, certo a casa non diventi ricco, ma con quello che guadagni ti puoi permettere di andare una volta in più dal parrucchiere, comprarti dei libri e cose di questo genere. In realtà , anche se questa cosa è importante, non è prioritaria, perché si ha voglia di conoscere nuove persone e soprattutto la potenza di questo progetto è data dal fatto che non deve essere niente di diverso rispetto a quello che faccio tutti i giorni. Magari con le altre piattaforme, se lo faccio di sera, devo invitare molte più persone e quindi ci devo pensare un mese prima, organizzare il menù, fare la spesa in un certo modo… con SOLUNCH io domani sono a casa e faccio la pasta con il pesto per esempio, ne faccio un piatto in più e lo metto sulla piattaforma.

Come dire: aggiungi un posto a tavola!

Esatto! Aggiungi un posto a tavola. Infatti questo è lo slogan che abbiamo utilizzato durante la Food week che c’è stata da poco a Milano, dove abbiamo organizzato un evento in occasione del quale abbiamo premiato due So-chef che hanno avuto il punteggio più alto durante un mese e sono venuti a cucinare insieme a uno chef internazionale per tutti gli intervenuti alla manifestazione.

Dal punto di vista dell’e-service, gli utenti come rispondono ai servizi offerti online? Come si approcciano alla piattaforma? Hanno difficoltà?

Alcuni hanno paura nell’utilizzo della piattaforma però abbiamo un servizio di customer car , un contatto telefonico che in effetti per una piattaforma è una cosa un po’ inusuale, però siamo all’inizio e il contatto con il pubblico e i possibili clienti è solo migliorativo. Come tutte le piattaforme in sharing economy siamo in costante meta e ogni sollecitazione ci permette di migliorare

Avete anche una App?

No, in questo momento è solo una piattaforma responsive, per scelta perché preferiamo concentrarci più sull’esperienza che sulla parte tecnica, però per il futuro è prevista.

Siete attivi su Milano e su Roma?

In realtà direi di sì, dato che Milano e Roma sono le città che in questo momento stanno tirando più dritto, ma è gioco forza, perché dipende da chi ci ha notato, La Repubblica è di Roma e chi legge questo quotidiano poi si iscrive… il Corriere Innovazione ha parlato di noi come una delle 8 startup sulle quali puntare nel 2017 è di Milano e quindi si iscrivono da questa città, ma in realtà abbiamo iscritti in tutta Italia. E’ chiaro che se una città ci sono poche persone l’interazione è un po’ più difficile, però noi nel momento in cui vediamo che c’è una numerosità di iscrizione in una determinata città, allora ampliamo la nostra comunicazione

Quali sono le vostre prospettive future?

I nostri obiettivi sono: prima cosa trovare degli investitori, dato che abbiamo già dei contatti che sono anche abbastanza concreti, e questo a dimostrazione del fatto che c’è interesse, in secondo luogo, lavorare sulla App e infine consolidare le città in cui siamo già presenti e quindi di diffonderci in tutta Italia, questo naturalmente riguarda l’aspetto di marketing. Il nostro prossimo obiettivo, già dal prossimo anno, è quello di iniziare a pensare al mercato estero.