Coltivazioni spaziali, 5 ostacoli che gli astronauti devono superare

Gli scienziati della Nasa e dell'Esa stanno studiando come rendere possibili le coltivazioni su altri pianti. Ecco i cinque ostacoli che devono affrontare

Nel film The Martian Matt Damon coltiva patate sul suolo marziano utilizzando le proprie feci come fertilizzante. Nella realtà il novello agricoltore sarebbe morto, ma l’idea di coltivare su altri pianeti ciò che serve ad un equipaggio per sopravvivere affascina gli scienziati delle agenzie spaziali di tutto il mondo, Nasa ed Esa comprese, e sono diversi gli studi che vengono fatti per rendere coltivabile il suolo di Marte, ma anche quello della Luna o dei satelliti di Giove.

Ci sono però cinque grandi ostacoli da superare prima di poter colonizzare un altro pianeta

Le radiazioni

La superficie del nostro pianeta è protetta dalle radiazioni più pericolose provenienti dal sole grazie all’atmosfera. Su pianeti come Marte, in cui l’aria ha una densità pari all’1% di quella terrestre, le radiazioni solari colpiscono senza quasi nessuno ostacolo la terra rossa, uccidendo ogni forma di vita. Anche le piante, seppure all’interno di serre, non sopravviverebbero alle radiazioni. L’idea è allora quella di costruire delle aree sotterranee. Ma a quel punto è la luce a mancare.

La luce

Per poter coltivare sotto il suolo marziano i ricercatori della Nasa hanno pensato di inutilizzare luci a led, come nei moderni sistemi indoor. Il problema è l’approvvigionamento elettrico e la manutenzione degli impianti di illuminazione. L’idea più avveniristica è quella di usare fasci in fibre ottiche che catturino la luce in superficie e la portino all’interno delle serre sotterranee, debitamente ‘ripulita’ dalle frequenze sgradite.

L’acqua

Senza acqua è impossibile la vita su qualunque pianta. Ma trasportarla dalla Terra ha dei costi proibitivi. Per questo gli scienziati sono così interessati a capire se nel sottosuolo di Marte ci sia dell’acqua. In caso negativo l’altra opzione è quella di produrla attraverso reazioni chimiche utilizzando elementi presenti sul Pianeta rosso, oppure ottenerla deviando l’orbita di asteroidi ricchi di acqua sotto forma di ghiaccio.

Fertilizzanti

Le piante per crescere hanno bisogno di acqua, luce ed elementi nutritivi. In questo The Martian ci ha preso: è infatti possibile utilizzare le deiezioni dei futuri coloni spaziali per nutrire le colture. Serve però un bioreattore che renda assimilabili dalle radici gli elementi nutritivi grazie all’azione di microrganismi. La tecnologia più interessante è quella acquaponica, che permette di allevare pesci e fare crescere vegetali in un sistema a ciclo chiuso.

Tempi stretti

Prima che una coltivazione spaziale sia operativa e possa produrre cibo per sfamare un gruppo di coloni devono passare molti mesi, se non anni. Ecco perché l’idea della Nasa è di spedire dei moduli autosufficienti sulla superficie marziana prima del lancio delle missioni. In questo modo al loro arrivo gli astronauti troveranno già del cibo pronto per integrare la dieta fatta di cibo liofilizzato.