In Ovo, la startup che vuole salvare 3,2 miliardi di vite (di pulcini)

L’industria delle uova uccide ogni anno 3,2 miliardi di pulcini maschi. In Ovo é una startup olandese che ha messo a punto un metodo per evitarlo

Ogni anno 3,2 miliardi di pulcini vengono uccisi a livello globale perché non utili all’industria delle uova. Negli stabilimenti per la produzione intensiva di uova infatti i pulcini vengono divisi tra femmine e maschi al momento della nascita. I primi vengono allevati per la produzione di uova, i secondi uccisi perché non produttivi.

In Ovo è una startup olandese, supportata dall’Università di Leiden e dal Ministero dello sviluppo economico, che ha trovato un metodo per mettere fine a questa pratica che, per quanto possa essere eticamente inaccettabile, è necessaria per avere una produzione di uova a basso costo.

Come funzione In Ovo

Wounter Bruins, fondatore della società, e i suoi ricercatori hanno messo a punto un macchinario che preleva una piccolissima quantità di liquido dall’interno dell’uovo attraverso un foro praticato nel guscio. La macchina individua dei biomarcatori che sono in grado di rivelare il sesso del futuro nascituro dodici giorni prima della schiusa. In questo modo le uova che daranno alla vita pulcini maschi verranno eliminate, mentre solo quelle femmine saranno messe nelle incubatrici e fatte schiudere.

Ma la startup ha ancora da affrontare due problemi principali. Il primo è l’automazione del processo. Ad oggi infatti la macchina che utilizzano è semiautomatica e richiede la presenza di un operatore. Un costo per le aziende non sostenibile. Il secondo è la richiesta del mercato.

Il test costa 10 centesimi

Anche se il test per determinare il sesso del pulcino costa appena 10 centesimi, nell’industria delle uova si tratta di cifre troppo alte che distruggono il margine di guadagno dell’azienda agricola. Rimane comunque più conveniente portare alla schiusa tutte le uova fecondate e procedere solo in un secondo momento alla selezione.

Ecco perché la strategia di In Ovo è stata quella di sensibilizzare le aziende sulle opportunità di marketing rappresentate da allevamenti ‘cruelty free’. Secondo il fondatore di In Ovo infatti sono moltissimi quei consumatori che spenderebbero volentieri pochi centesimi di euro in più a confezione se sapessero che nessun pulcino è stato tritato o soffocato nel processo produttivo.

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