Sara Moraca

Sara Moraca

Giu 8, 2017, 7:00am

Sara Moraca

Sara Moraca

Giu 8, 2017, 7:00am

Quella (piccola) scossa elettrica che accelera l’essicazione. La ricerca

Basta una piccola scossa elettrica per azzerare i tempi di essicazione e rendere più economico il processo industriale. La scoperta dell'Università di Lund

Un sapore elettrizzante. Un concetto che dev’essere  inteso nel senso meno metaforico possibile stando alla ricerca condotta da un team dell’Università di Lund, in Svezia. Alcuni ricercatori del dipartimento di tecnologie alimentari hanno scoperto che sottoporre a qualche piccola scossa elettrica alcune erbe aromatiche essiccate, come il basilico, l’aneto e il coriandolo, permetterebbe di mantenere lo stesso aroma e il medesimo odore che caratterizza la pianta prima dell’essicazione. La spiegazione è semplice. I pori delle foglie si chiudono in modo naturale negli ambienti asciutti, per permettere alla pianta di conservare la propria umidità. Tuttavia, sottoponendo le foglie a piccole scosse elettriche tramite la tecnologia pulsata del campo elettrico (PEF), i pori rimangono aperti e il tempo di essicazione viene quasi azzerato. Questo permette alle cellule e alle sostanze aromatiche contenute nelle foglie di rimanere sostanzialmente intatte, anche dopo che si è completato il processo di essicazione.

essicazione

Gli esperimenti sul basilico

«Per ora abbiamo effettuato esperimenti sul basilico, la prossima pianta sarà l’aneto» ha spiegato Federico Gomez, ricercatore che ha preso parte alla ricerca. La scoperta è stata fatta per caso. «Un dottorando aveva notato che quando processava le foglie tramite la tecnologia PEF, i pori non si chiudevano e questo costituiva un problema non da poco per le sue ricerche. Per me questa è stata una scoperta interessante e non ho esitato a parlarne con Allan Rasmusson, fisiologo vegetale del dipartimento di Biologia. Ci siamo resi conto che mantenere perennemente i pori aperti, avrebbe permesso di azzerare i tempi di essicazione».

Meno costi industriali

La tensione utilizzata per gli esperimenti è decisamente inferiore rispetto al voltaggio che caratterizza (ad esempio) una recinzione elettrica. Si tratta di una stimolazione, che aumenta la tensione elettrica già naturalmente presente nelle foglie. Così facendo, la pianta continua a vivere, ma i pori non riescono più a chiudersi. I ricercatori stanno perfezionando i propri test in laboratorio, ma l’esperimento costituisce un’ottima base per una possibile industrializzazione: la tecnologia, così progettata, sarà in grado di abbattere i costi di essicazione e si pensa quindi che un’eventuale immissione sul mercato possa presentare buoni margini di scalabilità. Anche se non esistono ancora accordi definitivi, i ricercatori starebbero già lavorando con un’azienda per arrivare a un prototipo nel giro di qualche mese.