Agricoltura: water saving, satelliti e produzione sostenibile

La tecnologia consente di incrementare l’efficienza nell’uso dei sistemi di irrigazione. Ne abbiamo parlato con Silvia Vanino, ricercatrice del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria

L’irrigazione ha rappresentato uno dei fattori fondamentali nello sviluppo dell’agricoltura negli ultimi decenni, non solo perché ha consentito di ottenere produzioni elevate e di qualità, ma soprattutto perché ha reso possibile una maggiore flessibilità nella scelta degli ordinamenti produttivi da parte degli imprenditori agricoli, svincolandoli dalla scarsità e dall’incertezza degli apporti idrici delle precipitazioni. Il processo di modernizzazione degli impianti di distribuzione ha consentito di incrementare l’efficienza nell’uso dei sistemi di irrigazione, grazie a un maggior controllo nella quantificazione dei volumi erogati e una riduzione delle perdite. In una parola, parliamo di water saving. Ma che cos’è esattamente lo ha spiegato a StartupItalia! Silvia Vanino, ricercatrice del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) specializzata in sistemi di water saving.

water saving

Le tecnologie innovative di Horizon 2020

«Grazie alla Direttiva Acque risalente al 2000 – ha spiegato Silvia Vanino – in Europa si presta molta attenzione alla salvaguardia del patrimonio idrico, sia sotto un profilo quantitativo che qualitativo. Le prime azioni in tal senso hanno preso maggiormente in esame l’aspetto qualitativo, mentre dal punto di vista quantitativo si è iniziato a lavorare successivamente. Numerosi studi si sono occupati del consumo di acqua in ambito agricolo e quelli che si avvalgono principalmente dei dati derivanti da tecnologie innovative risalgono ai programmi di ricerca europei e al programma Horizon 2020 come il progetto Fatima – FArming Tools for external nutrient Inputs and water Management. Più recentemente, in Italia il Ministero dell’Agricoltura ha emanato un decreto legge per il risparmio idrico, che prevede due possibili opzioni: l’inserimento di contatori idrici nelle aree agricole o l’effettuazione di calcoli che stimino attraverso metodologie scientificamente consolidate l’ammontare idrico necessario per un dato appezzamento».

I satelliti per l’agricoltura

I contatori idrici non sono presenti in tutte le realtà italiane e i sistemi irrigui più efficienti non sono adatti a tutte le diverse tipologie colturali e in tutte le aree: nel Nord Italia, ad esempio, dove si irriga ancora tramite canali, non ha senso smantellare tutta la struttura esistente per inserire dei sistemi a goccia, in quanto il risparmio idrico non compenserebbe l’importante investimento che dovrebbe essere affrontato.
«Per quanto riguarda la seconda opzione,

è possibile oggi utilizzare le immagini satellitari, con le quali si è in grado di stimare l’apporto idrico necessario per ogni tipologia colturale.

Successivamente, gli agricoltori vengono informati sui dati raccolti e vengono forniti loro specifici consigli irrigui tramite, ad esempio, smartphone o tablet. Un’altra tecnica per la stima dei fabbisogni idrici si basa invece su dei modelli idrologici, che uniscono a dati geografici, informazioni agronomiche, sul clima e sulla tipologia di suolo. Anche in questo modo, si riesce ad avere una stima sull’apporto idrico necessario per un dato tipo di appezzamento» continua Vanino.

In Emilia Romagna…

Un esempio virtuoso, in tal senso, arriva dall’Emilia Romagna con lo strumento IRRINET, che sta fortemente investendo in questo tipo di tecnologie. «Si è partiti con alcuni progetti di ricerca e poi si è passati alla fase operativa guidati dal CER – Canale emiliano romagnolo. Arrivare al singolo agricoltore è difficile, ma appoggiandosi a dei consorzi di bonifica è possibile informare adeguatamente un’ampia rete di utenti» precisa Vanino.

…e in Campania

Mentre l’Emilia Romagna ha utilizzato prettamente modelli matematici, la Regione Campania, utilizzando lo strumento IRRISAT, progettato dallo spin-off Ariespace, ha preferito sfruttare le immagini satellitari per i propri progetti. «Una volta che le immagini vengono acquisite, si calcolano i parametri colturali che influenzano la richiesta idrica delle colture, grazie ai quali è possibile monitorare nel tempo la crescita della pianta. Nel contempo, vengono controllati i parametri climatici che permettono infine di fornire un consiglio idrico all’agricoltore». Alcuni dati sperimentali confermano che l’utilizzo delle immagini da satellite e dei conseguenti consigli irrigui forniti agli agricoltori permetterebbero di risparmiare una percentuale di acqua che oscilla tra il 20 e il 30%. «All’interno di questo range, la percentuale può variare in base alla tipologia di coltura e all’andamento della stagione climatica».

Tecnologia e formazione

In una fase iniziale, gli agricoltori dimostrano un generale scetticismo nei confronti di queste tecnologie, ma col tempo (sia in Emilia Romagna che in Campania) si sono registrati ottimi risultati, grazie al coinvolgimento dei consorzi.

«E’ necessario fare molta formazione, altrimenti l’agricoltore non crede nelle potenzialità di queste applicazioni.

Facendo training su qualche appezzamento è però possibile cambiare lo status quo delle cose. Inoltre, dallo scorso luglio, la normativa spinge le Regioni a quantificare l’uso dell’acqua in agricoltura attraverso il monitoraggio dei prelievi effettuati sia in ambito pubblico che privato e ciò implica dei cambiamenti futuri nella gestione delle risorse idriche irrigue».

Produzione sostenibile in agricoltura

Modelli matematici e immagini satellitari sono tecniche molto importanti per la produzione sostenibile in agricoltura: «Data la crisi attuale –  ha detto sempre Silvia Vanino – gli agricoltori hanno un guadagno molto basso sulle proprie colture. Se un consorzio di bonifica o un gruppo di agricoltori decide di investire nelle immagini da satellite per il consiglio irriguo, spenderebbe all’incirca 15 euro a ettaro. Il prezzo inoltre scende man mano che le aree da monitorare aumentano, grazie a un’economia di scala che è a vantaggio dell’agricoltore e che permette di abbattere notevolmente il consumo idrico e le spese ad esso legate».

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