Agribusiness, le startup vincitrici del contest di Unido, Cnr e Seeds&Chips

Sistemi per allungare le vita ai prodotti freschi, superingredienti dagli scarti del caffè, vernici biologiche dai pomodori: ecco quali idee hanno convinto la sede italiana dell’agenzia dell’Onu per l’industria nei Paesi via di sviluppo

Per capire l’importanza del premio Idee innovative e tecnologie per l’agribusiness, assegnato nel corso di Seeds & Chips (sì, il grande evento a cui ha partecipato Barack Obama, il 9 maggio), bisogna anzitutto capire cos’è e cosa fa l’Unido, che l’ha promosso. Si tratta dell’Organizzazione delle Nazioni Unite dedicata allo sviluppo industriale per i Paesi in via di sviluppo e quelli con economie in transizione. L’obiettivo degli oltre 50 sedi nel mondo (il quartier generale è a Vienna) è sostenere progetti tecnologici avanzati, trovare finanziamenti, replicare buone pratiche per favorire uno sviluppo industriale sostenibile e la cooperazione internazionale tra le imprese. Oltre che agire di supporto agli enti istituzionali nazionali nelle loro missioni di cooperazione internazionale.

Seeds&Chips

Luigi Nicolais (CNR), Diana Battaggia (Unido Itpo Italy), Dipika Matthias (Coffee Flour) e Marco Gualtieri (Seeds&Chips)

Il contest

Da qualche anno l’ufficio italiano di Unido organizza proprio con Seeds&Chips e con il Cnr un contest dedicato alle startup attive nel foodtech e nell’agritech. La strategia è molto pratica: individuare tecnologie ed idee innovative a livello globale nel settore, che possano migliorare le condizioni socio-economiche dei Paesi in cui l’agenzia dell’Onu è attiva in modo rapido ed effettivo. Pochi progetti e prototipi, insomma, ma idee da sviluppare nel giro di poco tempo.

I vincitori

Sono stati 330 i partecipanti da oltre 80 Paesi. Cinque i premiati nelle categorie Assoluti, Donne e Under 35. Per la prima ha vinto Yarok, una startup israeliana che ha sviluppato un sistema rapido di test microbiologici per l’industria alimentare del fresco finalizzati a proteggere i consumatori da batteri pericolosi, come E.coli, listeria e salmonella, nonché a facilitare l’accesso dei produttori ai mercati mondiali. Poi Evaptainers, giovane azienda statunitense con soluzioni per la catena del freddo per la conservazione dei beni alimentari, e Coffee Flour, sempre dagli Usa, con attenzione agli scarti del caffè per realizzare un “super ingrediente” con molteplici utilizzi in ambito culinario.

I fondatori dell’italiana Green Code

Per la categoria Under 35, invece, ha vinto la trentina Green Code col suo progetto Demetra: un trattamento naturale post raccolta volto ad allungare l’autonomia sullo scaffale del prodotto fresco che, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, non riesce ad approdare a mercati e negozi in buono stato.
Per la categoria Donne, invece, il premio è andato al Biocopac Plus sviluppato dal Ssica, la Stazione sperimentale industria conserve alimentari di Parma per il progetto su un prodotto estremamente diffuso e consumato nel mondo, il pomodoro. La tecnologia premiata propone di realizzare dagli scarti una vernice metallica biologica per l’industria degli imballaggi, con vantaggi igienico-sanitari e di riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

La food innovation nei Paesi in via di sviluppo

«L’impatto della food innovation sui Paesi in via di sviluppo è uno dei temi che sta più a cuore a Seeds&Chips. Come ha detto Kerry Kennedy è così che siamo parte della soluzione, per un futuro davvero migliore – ha commentato Marco Gualtieri, ideatore e chairman di Seeds&Chips – per questo il nostro impegno è quello di non solo allargare l’attenzione per l’edizione 2018 ma di adoperarci in eventi e iniziative strumentali al supporto e allo sviluppo delle soluzioni e degli attori, senza interruzione di continuità».

Infine, due menzioni d’onore a due realtà internazionali: Progetto Ricult di Usman Javaid che supporta l’accesso al credito di piccoli agricoltori ed Electrap, sviluppato da Luigi Porcella, che propone una soluzione ecocompatibile e senza utilizzo di pesticidi per la salvaguardia dal punteruolo rosso delle palme da dattero, cocco, olio e decorative, molto diffuse a livello mondiale in particolare nei Paesi Arabi.

«Come Nazioni Unite, Unido Itpo Italy persegue l’obbligo morale di supportare processi innovativi a beneficio dei paesi in via di sviluppo nel settore che maggiormente contribuisce alla loro società – ha commentato Diana Battaggia, direttrice di Unido Itpo Italy – anche per questo abbiamo speso tanto impegno nell’organizzazione dell’International Award on Agribusiness».

No Commenti a “Agribusiness, le startup vincitrici del contest di Unido, Cnr e Seeds&Chips”

  1. drnode

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    E’ cosi importante la asso.bit che non ha neanche un sito internet :):):)
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    Pero quella mentalita del Quintanelli che appena una foglia si muove chiede se dobbiamo vietarla non la gradisco.
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    Lasciate il demonio un po’ manifestarsi prima di cominciare l’esorcismo.
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