Lorenzo Gottardo

Lorenzo Gottardo

Mag 9, 2017

Starbucks arriva a Milano. Il futuro del caffè raccontato dal vice president Luigi Bonini

L'intervento al The Global Food Innovation Summit: «Vogliamo portare in Italia l'innovazione ma per noi la tradizione conta»

Cibo e non solo al centro delle conference di Seeds&Chips – The Global Food Innovation Summit, organizzato a Rho Fiera a Milano. Uno dei temi principali affrontati nelle occasioni di dibattito è stato l’approccio al consumatore e come intendere in modo nuovo e innovativo la sua personale esperienza.

Freschezza, qualità, origine del prodotto: tutte informazioni che il cliente vuole conoscere per poter apprezzare appieno ciò che mangia e beve. E che rappresentano per le aziende una fonte di sfide significative per il futuro. La risposta a questa necessità sta nello sviluppo tecnologico, fattore chiave su cui ben l’80% delle realtà imprenditoriali dichiara di puntare, soprattutto se nel proprio campo si è i primi mostrando così intraprendenza e garantendosi, in caso di successo, un guadagno maggiore sul mercato.  

Eppure, come emerso nella conference su vision e innovation (con gli interventi di Luigi Bonini, Senior Vice President di Starbucks, Mariangela Marseglia, EU Director di Amazon, e Andrea Poggi, Network Innovation Leader di Deloitte), a livello reale l’applicazione di tale sistema è ancora arretrata e nel 50% dei casi bisogna affrontare gravi carenze di mezzi e un ambiente lavorativo poco propenso al cambiamento. Compito dei grandi player multinazionali è indicare la via lungo questo difficile cammino e fare da esempio a realtà più piccole e ancora in costruzione.

Il caso Starbucks

«Per noi Milano ha un grande significato, così come l’Italia e la sua cultura sono percepibili nella storia del nostro brand»: Luigi Bonini apre il suo speech di presentazione facendo riferimento alla nuova avventura che Starbucks si appresta ad affrontare nel nostro Paese. Una sfida che va al di là della semplice apertura di un punto vendita in  piazza Cordusio, centro del capoluogo lombardo, e rappresenta un’occasione di confronto con la tradizione. «In questi anni negli Stati Uniti l’esperienza quotidiana del caffè è cambiata radicalmente: siamo passati da un consumo molto basic al desiderio di un sapore più intenso e complesso da parte dei clienti».

Vedere le cose in modo diverso

Consumatori sempre più consapevoli che esigono dal prodotto una qualità sempre più alta. «L’unico modo per rispondere a queste richieste è cercare di vedere le cose in modo diverso, anche se ciò comporta dei rischi – prosegue Bonini – l’esperienza del cliente oggi deve essere personalizzata e allora bisogna cercare il suo feedback, la sua collaborazione per migliorare continuamente. C’è un aneddoto divertente legato proprio alla percezione della propria esperienza: sembra che i clienti abbiano un’aspettativa più alta sul proprio caffè quando questo viene preparato da un barista con dei tatuaggi sulle braccia». È solo un aneddoto, ma spiega bene come oggi quello che i consumatori si attendono dal proprio food and beverage sia più di una semplice sensazione di piacere, è un’esperienza che lasci un ricordo positivo e il desiderio di essere rivissuta.