Ooho, la prima bottiglia d’acqua che si può mangiare

Ha la forma di una sfera gelatinosa e contiene una porzione di 50 ml di acqua. L’imballaggio si può mangiare o si può buttare nel bidone dei rifiuti organici

L’acqua è un bene prezioso, si sa. Forse non allo stesso modo, ma altrettanto prezioso è il contenitore all’interno del quale l’acqua arriva al consumatore: nella grande maggioranza di casi, bottiglie di plastica. Contenitori da smaltire e riciclare, per evitare un’importante fonte di inquinamento ambientale. Tre studenti di design di Londra hanno creato Ooho, un prototipo di bottiglia commestibile, da consumare in alternativa alle bottiglie di plastica. Si presenta come una sfera d’acqua, ha un imballaggio gelatinoso e si può ingerire. Dopo due anni di sviluppo, i suoi progettisti sono pronti a portarla sul mercato.

Bere acqua “con la buccia”

La società spera di poter sostituire il crescente numero di bottiglie da mezzo litro che vengono consumate e non smaltite, soprattutto in occasione di maratone o di grandi eventi pubblici. Il nuovo packaging è realizzato attraverso la tecnica della sferificazione: questa tecnica prevede di immergere una palla di ghiaccio all’interno di cloruro di calcio e di un estratto di alghe brune. In questo modo si forma una membrana sferica che mantenendo premuto il ghiaccio si scioglie e torna a temperatura ambiente. Poiché la membrana è composto da ingredienti alimentari, si può anche mangiare. La confezione non ha un gusto naturale, ma è possibile aggiungere sapori per renderlo più appetibile. «Quando la gente lo assaggia per la prima volta, vuole mangiare anche l’involucro perché è parte dell’esperienza» dice Pierre Paslier, co-fondatore di  Skipping Rocks Lab, la startup che ha sviluppato il packaging. «Noi l’abbiamo pensata come la buccia di un frutto. Non ci si aspetta di mangiare la buccia di arancia, stiamo cercando di seguire l’esempio dato dalla natura». Lo strato esterno del pacchetto è destinato ad essere sfogliato proprio come un frutto, uno strato esterno sottile per mantenere pulito quello interno. «Vediamo un grande potenziale per Ooho, soprattutto in occasione di eventi, feste, maratone, luoghi dove in sostanza ci sono un sacco di persone che consumano imballaggi in un brevissimo lasso di tempo» dice Paslier.

Sfere da produrre sul posto

Questa nuova tecnologia permetterebbe anche di eliminare la necessità del trasporto. «Il processo che stiamo sviluppando permette di realizzare le sfere gelatinose sul posto, appena prima del consumo. Il nostro modello è una macchina per il caffè, stiamo lavorando su qualcosa di quelle dimensioni che permetta di prepararle in pochissimo tempo». In occasione di eventi, lo stesso processo potrebbe accadere nella parte posteriore di un camion. Poiché Ooho non ha un coperchio, le porzioni sono  piccole: «Una volta morse, bisogna finirle in un colpo solo. Abbiamo scoperto che il volume ideale è un sorso, a seconda dell’uso che se ne fa».
In una maratona, la dimensione potrebbe essere di 50 ml, in uno Starbucks potrebbe essere di 150 ml.
Con una nuova campagna di crowdfunding, i progettisti stanno aumentando il capitale per portare a termine le attrezzature di produzione e lavorare sullo sviluppo di un secondo prodotto. «Stiamo studiando altri rifiuti che potrebbero beneficiare di essere strutturati da materiali naturali» conclude Paslier.

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