Robin Hood, il ristorante che serve i poveri facendo pagare i ricchi

Il locale spagnolo ogni sera ospita a cena 100 senzatetto che possono mangiare grazie alle quote versate durante la giornata da altri clienti paganti. È l’iniziativa solidale del pasto sospeso che si sta diffondendo anche in altri paesi (Italia compresa)

«C’è un caffè pagato per me?», si può sentir dire spesso in un bar di Napoli. È la frase che rivela l’esistenza del caffè sospeso: un cliente può decidere di offrire la bevanda tipica del capoluogo campano a chi non può permetterselo in quel momento. La tendenza a pagare per chi ha bisogno si sta ora estendendo anche ai pasti. Destinatari dell’iniziativa raccontata da Fast Company sono i senzatetto spagnoli che possono mangiare comodamente seduti nel ristorante Robin Hood di Madrid senza dover pagare nulla. Ogni sera a cena 100 persone possono avere un pasto assicurato grazie alle quote pagate dai normali clienti del ristorante a colazione e a pranzo. Insomma, un modo per togliere ai ricchi e dare ai poveri, come amava ripetere l’eroe popolare della foresta di Sherwood.

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Volontari che servono la cena gratuita ai senza tetto nel ristorante Robin Hood di Madrid. Foto: Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images

«La dignità dei senza tetto prima di tutto»

Brodo di funghi, tacchino arrosto e budino alla vaniglia alcune delle portate del particolare servizio. E ai clienti paganti sembra non pesare il fatto di dover versare un extra sul loro conto per far mangiare chi è affamato. L’apertura del ristorante Robin Hood si deve al sacerdote cattolico Ángel García Rodríguez che ha iniziato questa avventura a dicembre 2016. García Rodríguez ha raccontato la storia del ristorante a Npr: «Voglio che i senzatetto mangino con la stessa dignità di ogni altro cliente, con la stessa qualità, con bicchieri di cristallo e in un’atmosfera di amicizia e dialogo». Un modo, quindi, per dare la possibilità ai bisognosi di godersi un pasto in un ambiente diverso dalla mensa dei poveri.

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I messaggeri di pace di padre García Rodríguez

L’attività del sacerdote spagnolo a sostegno dei poveri risale a molti anni fa. La sua associazione Mensajeros de la Paz (Messaggeri della pace) ha cominciato ad aiutare gli spagnoli colpiti dalla recessione 54 anni fa. E molti di quelli che oggi mangiano al Robin Hood sono coloro che hanno attraversato brutti momenti a causa della crisi finanziaria spagnola. Il ristorante offre anche il wi-fi gratuito e permette di fare telefonate a chi ne abbia necessità. Inoltre, lascia libertà riguardo al modo in cui si consuma il pasto: si può portare del cibo da fuori e ordinare solo da bere oppure scegliere di portar via le pietanze per mangiarle altrove. Nelle vicinanze del ristorante Padre Ángel assicura l’apertura di una chiesa trasformata in centro sociale per 24 ore al giorno. Lì, oltre a partecipare alla messa, si può bere una tazza di caffè, guardare un po’ di televisione e dormire.

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Gli altri ristoranti solidali nel mondo

Il progetto del ristorante Robin Hood non è isolato. L’Eat cafè (Everyone at the table) di Philadelphia ad esempio dà la possibilità a chiunque voglia di mangiare e di decidere quanto pagare. È un’organizzazione non profit e sarà in grado di mantenersi in maniera autonoma nel giro di qualche anno. A Los Angeles, invece, Everytable offre ai suoi clienti del cibo sano e veloce ma con qualità superiore a quella dei fast food. L’iniziativa è stata sviluppata ascoltando le difficoltà incontrate da molte famiglie nel trovare il tempo per cucinare dopo aver acquistato prodotti freschi.

Il pranzo sospeso dell’osteria sociale La Tela

Anche in Italia l’idea del pranzo sospeso ha conquistato alcuni ristoratori attenti ai bisognosi. A Rescaldina in provincia di Varese, l’osteria sociale La Tela ha lanciato l’iniziativa che permette ai clienti di pagare una quota o un intero pasto per chi non può permetterselo. In questo caso saranno poi i servizi sociali del comune a destinare i buoni spesa alle famiglie o alle persone che hanno difficoltà a procurarsi da mangiare. La storia dell’osteria La Tela continua così nel segno della speranza dopo che nel 2015 due cooperative, quattro associazioni e due enti professionali avevano dato una nuova vita a questo locale fino a quel momento gestito come pizzeria dalla ‘ndrangheta.

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