Più artigianato, meno alcol: il futuro della birra secondo Simon Wuestenberg (Corona, Beck’s, Leffe…)

L’obiettivo del gruppo AB InBev: entro il 2025 una birra su 5 sarà analcolica. «La birra è sempre la birra, ma la tecnologia ha cambiato l’azienda». Senza perdere di vista i piccoli artigiani

AB InBev chiuderà l’acquisizione di SABMiller il 10 ottobre. Nascerà ufficialmente un gigante della birra che coprirà un terzo del mercato globale grazie a marchi come Corona, Beck’s, Leffe, Budweiser. Un leader globale che però muove in Italia da una posizione di minoranza. Punta ad allargare il mercato investendo (anche) sui prodotti artigianali. Spingerà, da qui al 2025, la migrazione di un quinto del fatturato verso le analcoliche. Con uno sguardo anche ad altri settori. Simon Wuestenberg, country director di AB InBev in Italia: “La birra è sempre la birra, ma la tecnologia ha cambiato l’azienda”.

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Simon Wuestenberg, country director di AB InBev Italia

Come vede AB InBev il mercato italiano?
«Siamo leader mondiali ma sul mercato italiano ci muoviamo da una posizione diversa. La birra vale circa un terzo del mercato degli alcolici. E di questa fetta Ab InBev copre il 10%. Vuol dire più o meno il 3% del mercato degli alcolici. Abbiamo fiducia nelle possibilità di crescita, ampliando il nostro portafogli. Con Beck’s e Corona andremo a proporre nuovi cocktail. Leffe si concentra sul segmento della birra artigianale».

In Italia la tradizione vinicola è più radicata rispetto a quella birraia. Cosa significa per la vostra strategia?
«È vero, ma in passato il vino aveva una posizione molto più forte. Oggi il consumo pro-capite di birra è intorno ai 30 litri l’anno e quello di vino vicino ai 37. C’è un’evoluzione verso la qualità, verso la sperimentazione di gusti nuovi. E poi in Italia c’è, da sempre, grande passione per il cibo e per gli ingredienti. Questo rende il consumatore molto aperto: oggi comprende che la birra ha una varietà immensa».

Che ruolo ha avuto la crescita delle birre artigianali?
«Le birre artigianali hanno contribuito molto al progresso del settore. Negli ultimi anni abbiamo avviato alcune partnership con diversi produttori artigianali».

Tra questi ci sono Breckenridge Brewery, Goose Island, Camden Town Brewery. Si sta guardando anche ad acquisizioni di birrifici italiani?
«Lo scorso maggio abbiamo concluso un accordo con Birra del Borgo. In questi giorni stiamo discutendo con il fondatore, Leonardo di Vincenzo, come realizzare i suoi progetti di crescita».

Grandi e piccoli

Come convivono un gruppo globale e i micro-birrifici?
«Diamo grande autonomia, in modo che continuino a lavorare come prima, condividendo le loro idee, mettendo a disposizione le nostre tecnologie e i nostri centri di ricerca e sviluppo».

Ecco, a proposito: come la tecnologia ha cambiato il mondo della birra?
«La birra è sempre la birra. Ha grande tradizione, è un prodotto naturale e semplice, con pochi ingredienti. Questo processo di base non cambierà. La tecnologia però ha cambiato l’azienda: è diventato più semplice misurare alcuni parametri, controllare la qualità e capire il processo di produzione. E poi c’è un impatto sulle relazione con il cliente: il digital ci permette di essere più vicini alla realtà».

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Quanto crescerà il mercato della birra

AB InBev si è posto un obiettivo: entro il 2025, il 20% del volume dovrà arrivare da birre analcoliche o a basso contenuto alcolico. Perché questa scelta?
«ll 20% è un target altissimo a livello globale ma fa parte di un piano ambizioso su scala mondiale, che coinvolge il gruppo e i suoi dipendenti, in qualità di ambasciatori. Siamo i leader e abbiamo una responsabilità, che ci porterà ad apporre etichette informative su tutte le bottiglie del gruppo entro il 2020 e a investire un miliardo in campagne di marketing per ridurre l’abuso alcol».

A che punto è oggi il mercato della birra a basso contenuto alcolico in Italia?
«A oggi l’Italia è uno dei Paesi con i tassi di birre a basso contenuto alcolico più bassi al mondo. Siamo intorno all’1%. Ci lavoreremo, imparando da altri mercati con più tradizione».

Il target del 20% varrà anche per il mercato italiano?
«L’obiettivo è in primis su scala internazionale. Vogliamo capire meglio il consumatore italiano, per poi definire un target nazionale».

Smart tag e futuro della birra

A proposito delle etichette: come saranno pensate? Si fermeranno sulla bottiglia o avranno una componente tecnologica?
«Lavoreremo con esperti tecnici di consumo, comunicazione e salute per dare informazioni pertinenti sul contenuto alcolico ma anche sul prodotto. È un processo in divenire: valuteranno se integrare le etichette con i servizi internet».

Uno sguardo al futuro: AB InBev sta valutando acquisizioni di peso anche oltre il mercato della birra?
«Siamo un’azienda aperta, valutiamo sempre molte cose. Al momento però il core business è la birra. Le opportunità, anche in Italia, non mancano».

Paolo Fiore
@paolofiore

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