Alessandro Frau

Set 24, 2016, 1:38pm

Alessandro Frau

Set 24, 2016, 1:38pm

Gioia e cibo a cielo e (cuore) aperto. Vi racconto il mio Salone del Gusto

È la prima edizione che si svolge a cielo aperto e senza biglietto d'ingresso. In tutta Torino. Con sapori, sorrisi ed eccellenze enogastronomiche da tutto il mondo. Ma soprattutto è la possibilità di scacciare via la paura e capire quanto è bello, insieme, voler bene alla Terra.

Salone e Torino. Due parole che oggi sembrano non andare più d’accordo. Due parole che, nel bene e nel male, rappresentano la storia recente della città sabauda. E non solo per i libri. In questi giorni passeggiare per Torino significa riempirsi gli occhi di colori, le narici di odori, la bocca di sapori. Al Parco del Valentino, lungo il Po, tra le vie quadrate e rettangolari del centro storico. Così nette, così asettiche. Così bisognose di luce e di vita. Un grande mercato senza barriere, in cui registrare voci e ascoltare storie. Da tutto il mondo e da ogni angolo d’Italia.

È il Salone del Gusto 2016, il più importante evento internazionale dedicato alla cultura del cibo. Per la prima volta aperto al pubblico e senza biglietto d’ingresso. Nel segno di Slow Food, delle eccellenze locali, dei presidi alimentari che dialogano tra loro. Di Terra Madre. Due parole per un concetto inscindibile. La Terra, nostra madre, che, come racconta il tema di quest’edizione, “Voler bene alla Terra, ha bisogno di essere difesa, tutelata. Amata.

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Una parata (per scacciare la paura)

Non lo nego è stata una grande emozione. Più che in altri casi. Da una parte la voglia immensa di ballare e suonare. Dall’altra il timore silenzioso e mai pronunciato che potesse accadere qualcosa. Come in Francia, come in Germania. Nizza. del resto, non è così lontana da Torino. Eppure eravamo in tanti a camminare per le strade e per le piazze. Molti arrivati da lontano. Dal Messico e dalla Nigeria. Dal Giappone e dalla Croazia. Dalla Puglia come dal Friuli. Tutti con una bandiera in mano; tutti con un sorriso sulle labbra. E i baci delle coppie, di ogni età. Le grida festose, gli slogan. L’amore per il sano e il buono. E per la bontà, quella  umana.

«È una delle cose più belle che abbia mai visto». Me lo ha detto la persona che era con me. Aveva gioia, negli occhi. La riceveva e la trasmetteva.

Ho pensato allora all’EXPO di Milano e alle Olimpiadi rifiutate da Roma. Due eventi ampiamente criticati. Per i costi eccessivi, le infrastrutture, la corruzione, gli appalti. Nessuno che abbia parlato di uno degli aspetti più belli che questi eventi portano con sé. L’incontro, la conoscenza reciproca, la scoperta e la curiosità. La ricchezza e l’amore tra i popoli. C’erano tanti bambini intorno a me. Stavano scoprendo quanto possa essere bello il mondo. Soprattutto quando è capace di marciare verso un’unica direzione. Anche se rappresentato in piccolo, in una via, asettica e squadrata, di una città italiana.

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Gli stand, i laboratori, l’educazione

Poi ci sono i prodotti. Ho girato tra i vari capannoni, gli stand e i presidi. Tutti aperti. Assaggi ovunque. Tante lingue, tante birre e calici di vino, tanti sapori. C’era la curiosità intorno a me. E persone che acquistavano cibi e bevande ovunque.

Il mondo e la sua ricchezza eno-gastronomica si “vendeva”, in tutti i sensi, al pubblico.

Ma non solo. C’è un programma ricco di laboratori in cui si raccontano gli aspetti più interessanti, inaspettati, ludici e anche problematici dei prodotti che siamo abituati a consumare. Ogni giorno. Ho scoperto, ad esempio, che in Italia ci sono più di 800 aziende di torrefazione del caffè. Grandi e piccole; industriali e artigianali. Molte a conduzione familiare. Tutto gira intorno a un chicco che viene dal Guatemala, dal Brasile, dall’Etiopia e da tanti altri paesi. E noi, in quest’arte, siamo secondi al mondo. Dietro la Germania. Ho svuotato la tazzina e ho sorriso. Tutta quella immensità in un chicco verde piccolissimo.

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Proiezioni, Forum e incontri

Il Salone del Gusto si svolge attraverso tantissime altre attività. Film e documentari vengono proiettati presso il Museo del Cinema, dentro la Mole Antonelliana. Conferenze (qua c’è l’elenco dei relatori) si aprono e si chiudono ad ogni orario, in tanti punti della città.

Forum di discussione nascono spontaneamente agli angoli della città e sono uno spettacolo dentro lo spettacolo. Di accenti e tonalità.

Rai Radio 2 allieta, con Caterpillar e non solo, le serate in Piazza Castello, sotto gli occhi vigili di una vestigia del passato che sembra più morbida del solito. C’è la Via del Gelato, per i più piccoli (e non solo). Con 20 maestri gelatieri italiani che propongono le loro specialità. Ovviamente con ingredienti ‘slow’ come il ramassin della Valle Bronda o la  nocciola Tonda Gentile delle Langhe. Ma anche il Museo Egizio, l’altra grande eccellenza di Torino, non si è fatto trovare impreparato. Nel cortile è stata allestita una mostra fotografica, realizzata dall’egiziano Ahmed Elabd, che racconta la realtà gastronomica e agricola del paese africano. L’Arca del Gusto. Mai nome fu più azzeccato.

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Un concerto per i rifugiati siriani

L’ultimo appuntamento di cui vi parlo, uno dei più belli, è quello di domenica 25 settembre, dalle 18 alle 21, alla biblioteca Ginzburg. Ci saranno Barbara Masaad (Slow Food Beirut), il fumettista Zerocalcare, Ercan Ayboga, militante del Movimento ecologista in Mesopotamia, il professore Yahya Manla e Al Hussain Berivan, rappresentante dell’agricoltura in Rojava e referente per gli orti Slow Food di Kobane. Si parlerà di guerra, Siria, cibo e nutrimento. Cosa sta succedendo e cosa si può fare per aiutare le popolazioni colpite. Con rinfresco a tema e musica tipica siriana. Durante la serata sarà possibile acquistare i libri Soup for Syria, scritto da Barbara Masaad e Kobane Calling di Zerocalcare. I proventi saranno interamente devoluti ai rifugiati e ai progetti agricoli della Siria.

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Insomma, se quest’anno non siete riusciti a venire sapete cosa fare l’anno prossimo. Credetemi. Passare un paio di giornate al Salone del Gusto significa comprendere meglio la bellezza che ci circonda. Anche quella più lontana. Ma soprattutto è stato un bel modo per vincere la paura di questi tempi e aprire mente e cuore a tutto quello che è diverso da noi.

@ilmercurio85

Credits: pagina facebook Salone del Gusto