Questa serra fatta in Toscana produce 15 volte di più di un campo e con 1/10 dell’acqua

Il progetto del toscano Luigi Galimberti ha ricevuto 150 mila euro da Oltre Venture. Attivato anche un network per la commercializzazione e distribuzione di prodotti bio

Una startup che ha l’obiettivo di costruire il primo impianto di produzione di ortaggi sostenibile. Una serra ipertecnologica che permette di produrre ortaggi utilizzando il 10% dell’acqua e del terreno necessari in un campo all’aria aperta, con una resa fino a 15 volte superiore. Queste le caratteristiche del progetto Sfera-Waterfood, serra sostenibile dove l’innovazione dei processi permetterà di soppiantare la manipolazione genetica, senza ricorrere ai pesticidi. Per il progetto sono in arrivo 150 mila euro, che verranno presto implementati da altri finanziamenti. A credere fermamente nel progetto è Oltre Venture, società di venture capital sociale in Italia.
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«Per Sfera siamo partiti dalla migliore tecnologia presente sul mercato – spiega Luigi Galimberti, ceo e fondatore di Sfera – il nostro impianto è stato progettato dall’Università di Wageningen, in Olanda. L’innovazione ora arriverà anche dalle startup che porteremo a bordo. La cosa più importante è essere riusciti a convincere un fondo d’investimento a puntare sul primario, dato che di solito si tende a puntare sul processo. Qui, in Italia, con l’agricoltura siamo molto in ritardo: in Nord Europa e in Nord America sono gli imprenditori a produrre i pomodori, in Spagna i commercianti, da noi il contadino che spesso ha il rifiuto della scienza e della tecnica».

L’obiettivo di Waterfood è produrre di più con meno risorse (terreno e acqua), prestando attenzione alla qualità dei prodotti e alla sostenibilità economica, ambientale ed energetica. La nuova serra vuole sfruttare le potenzialità dell’idroponica, nata dal sensibile miglioramento delle coltivazioni fuori suolo.

Un investimento da 12 milioni di euro

«Con questi primi soldi ci occuperemo della progettazione esecutiva e per la redazione del piano industriale. Nel contempo, abbiamo chiesto i permessi per la cantierabilità. Una volta che questa sarà ottenuta, penseremo a reperire il capitale necessario per l’investimento, spiega Galimberti. Dal punto di vista finanziario, la società punta a raccogliere sia equity che uno strumento di debito, per realizzare l’investimento totale che sarà circa di 12 milioni di euro.

BeeCo Farm, l’incubatore per l’agricoltura innovativa

Galimberti è anche fondatore di BeeCo Farm, incubatore di imprese verticale su progetti agri tech. L’incubatore ospita ora cinque startup, i cui core-business spaziano dai sistemi di nutriprotezione con le microalghe per migliorare la capacità di assorbimento delle piante alla produzione di microalghe e macroalghe sfruttando sistemi di idroponica.  Un’altra startup è invece impegnata nello sviluppo di sistemi di illuminazioni led per le piante: un sistema di luci particolare permette di sfruttare la capacità di assorbimento della luce della pianta. Secondo alcune ricerche, infatti, la pianta assorbe delle precise gamme dello spettro visibile a seconda dell’ora: è così possibile lavorare sulla programmazione di queste gamme, per sfruttare  la potenzialità di assorbimento dei vegetali.

«BeeCo Farm nasce dagli imprenditori e si rivolge alle imprese – continua Galimberti – noi portiamo avanti l’innovazione incrementale, la nostra mission è migliorare sistemi già esistenti. Con una continua attività di ricerca e sviluppo, cerchiamo di mantenere un vantaggio competitivo. Quello che offriamo alle startup non è solo la capacità di reperimento di capitali, ma l’applicazione industriale proprio tramite Sfera. Anche il nostro sistema di management vuol essere ottimale, orientata per processi e business driven».

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Maturazione più veloce grazie all’illuminazione

I principali vantaggi che derivano dalle tecniche idroponiche sono legate all’accorciarsi dei tempi di sviluppo: grazie a sistemi di illuminazione artificiali adeguati, permette di velocizzare la crescita delle piante e di ottenere la maturazione in tempi più brevi. Generalmente, un sistema idroponico fornisce alla pianta maggiori sostanze nutritive rispetto a quelle che si potrebbero trovare nel terreno e una percentuale maggiore di ossigeno: il metabolismo della pianta viene così velocizzato. Questi sistemi permettono inoltre un maggior controllo delle effettive esigenze colturali, una produttività a metro più alta grazie all’eliminazione dell’attacco da parte dei patogeni terricoli e prodotti più puliti, in quanto privi dei resti chimici utilizzati per le geosterilizzazioni, ed equivalenti a quelli cresciuti nel suolo sotto un punto di vista nutrizionale.

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Il network per la distribuzione di prodotti bio

L’obiettivo del progetto non è legato solo alla fase di produzione. Sfera infatti ha attivato un network che permetterà di lavorare anche sulle fasi di commercializzazione e distribuzione. Grazie a uno speciale accordo con la grande distribuzione organizzata (tecnicamemte GDO), si mirerà a riportare nei supermercati prodotti dal sapore autentico e con caratteristiche nutritive appropriate. Sarà possibile, inoltre, ricominciare a lavorare varietà di ortaggi che negli ultimi anni erano scomparse.

Un Commento a “Questa serra fatta in Toscana produce 15 volte di più di un campo e con 1/10 dell’acqua”

  1. ti ton tele

    io sapevo che ad esempio l fragole, quando non coltivate in terra ma in vasche o sacchi o comunque fuori terra come le coltivazioni in foto non possono essere considerate e criticate bio anche se coltivate in regime biologico per tutto il resto. sbaglio?

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