Sara Moraca

Sara Moraca

Apr 13, 2016

I 3 consigli per passare da startup a exit in 9 mesi (Foodinho)

I ristoranti migliori, logistica, sistema veloce, customer service ottimale. E scalabilità internazionale. Come ha fatto Matteo Pichi, ceo e founder Foodinho, a portare la sua startup in soli 9 mesi all'exit con Glovo

“Lavoravo nella finanza e prima di licenziarmi ho cercato di capire come minimizzare il rischio, puntando a quello che mi piaceva davvero fare”. Così si racconta Matteo Pichi, Ceo e founder di Foodinho, che è stata recentemente assorbita da Glovo, una delle aziende internazionali più forti nel settore del delivery. Una exit avvenuto a soli 9 mesi dalla nascita della startup, avvenuta nel giugno scorso e che ha permesso a Pichi di diventare il nuovo country manager Italia di Glovo.

Il team di Foodinho

Il team di Foodinho

Pichi: “Ho studiato come lanciare una startup”

“Ho sempre avuto passione per il mondo tecnologico e per l’innovazione ed è un settore a cui da sempre riconosco una grande potenzialità. Prima di lasciare il mio lavoro ho studiato e ho cercato di capire come poter lanciare una startup. Mi sono interessato al food delivery, perché era un tipo di business già validato da più fondi, ma sul quale l’Italia era ancora un po’ indietro. Abbiamo dovuto fare molta execution, ci sono molte decisioni da prendere lungo il cammino la cui risposta non è scritta, ma ci sono anche molti elementi per cui l’osservazione delle best pratices altrui può essere utile”, continua Pichi.

Il lancio di Foodinho solo 9 mesi fa

Foodinho era stata lanciata nove mesi fa, nel giugno 2015, ma l’estate è una sorta di beta-test per il settore del food, perché tutti i ristoranti sono chiusi. La vera crescita è arrivata a settembre, un successo decretato anche dal fatto che a Milano non esisteva un servizio simile. “Siamo stati bravi nel comunicare, attenti all’execution, abbiamo cercato di dare il massimo su ogni singola consegna, rispettando tempi rapidi e aggiudicandoci i ristoranti migliori. Abbiamo studiato quali potessero essere i migliori driver per la crescita: abbassare i costi e i tempi di consegna. Quindi abbiamo lavorato in maniera dettagliata sulla logistica e sul sito, perché fosse ottimizzato per una customer service ottimale: un sistema snello e veloce, che memorizzasse i dati del cliente”, spiega Pichi.

Una delle chiavi: la velocità del sito

Una delle chiavi per il successo è stata la curiosità del country manager di Glovo: ”Mi sono interessato alle features di alcuni siti. La nostra prima realize di maggio e il sito che avevamo a settembre potevano sembrare uguali a prima vista, ma c’erano delle differenze infinite: prima il cliente impiegava 3 minuti per ordinare, dopo solo 20 secondi. La velocità del sito, la possibilità di caricare in locale, avere una login cliente e un sistema di pagamento che memorizzasse i dati della carta di credito possono sembrare piccole cose, ma potenziano la fidelizzazione del cliente e semplificano l’esperienza di acquisto”. Pichi ha analizzato a lungo gli elementi di successo di altre realtà, scegliendo l’utilizzo di alcuni strumenti innovativi, come la live chat, che aiuta a migliorare il tasso di conversione. La live chat permette al cliente di avere un contatto più diretto e concreto con l’azienda, piuttosto che dover ordinare semplicemente da un sito internet, che rimane un elemento terzo e astratto.

Il sito è una piattaforma dove devono convergere la live chat e un sistema di pagamento snello

Integrazione di sistemi diversi

“Oggi è importante lavorare con l’integrazione di sistemi diversi, il sito è una piattaforma dove devono convergere la live chat e un sistema di pagamento snello”, aggiunge Pichi. Sono state molte le considerazioni che il Ceo di Foodinho ha effettuato prima di lanciare il suo business: ”Le operation nel settore della food delivery sono difficili, soprattutto sotto un profilo di time consuming. Il food delivery è un business caratterizzato da un alto livello di capital intensive, c’è tanto da investire in comunicazione; è un mercato che si sta formando anche grazie agli investimenti dei grandi gruppi internazionali. Noi abbiamo valutato se scegliere la strada del finanziamento venture capital, che sarebbe poi andato a diluire quelle che erano le nostre quote, ma il mercato era fin troppo maturo per percorrere questa strada. C’erano competitor che avevano a  disposizione  molto tempo e molti soldi. Abbiamo quindi pensato che il modo migliore fosse quello di vendere il nostro avviamento a una società internazionale in Italia, che avrebbe avuto la possibilità di imporsi velocemente”.

Foodihno

Scalabilità internazionale

Un altro importante obiettivo era la scalabilità internazionale, crearla in Italia avrebbe significato trovare diverse porte chiuse, perché un ristorante non può avere più di un tot di interlocutori. “Eravamo quindi una buona preda per un grande gruppo che volesse entrare in Italia, senza doversi sobbarcare la fase di avviamento. In un business come questo, con una forte connotazione local, l’avviamento è caro: comporta infatti la costituzione di un team e un percorso di formazione non indifferente”, spiega Pichi. Come precisa, il settore del food delivery, fine a se stesso, richiedeva una decisa differenziazione, data la portata di competitor già esistenti sul mercato. “Potevamo scegliere di integrarci completamente, offrendo anche il servizio di cucina, creando una restaurant tap, che avrebbe permesso maggiori margini. Abbiamo però incontrato Glovo, che ci ha permesso di compiere un altro tipo di differenziazione: ampliare la delivery a ogni settore merceologico. Le persone oggi vogliono tutto e subito, la everything delivered è una delle tendenze più forti in atto”, commenta Pichi.

Lavorare come se un domani potesse arrivare un gruppo internazionale interessato

Foodinho  stava trattando per un’exit con vari gruppi internazionali e Glovo stava cercando un country manager in Italia: la partnership è nata da questa concomitanza di fattori. “Abbiamo iniziare a lavorare con Glovo da poco,ma l’obiettivo è quello di diventare un marchio di place a breve. Vogliamo quindi trovare partnership commerciali con le industrie e le realtà commerciali, in ogni settore possibile. Prima pensavamo solo ai ristoranti, ci rivolgiamo agli alimentari, ai negozi di fiori e di abbigliamento, siti di e-commerce e molto altro. Il lavoro sta iniziando proprio ora”, conclude Pichi.

I 3 consigli di Foodinho

L’esperienza di Foodinho può essere di suggerimento a molte startup che mirino a un’exit con un grande gruppo internazionale. Ecco quindi tre consigli forniti da Matteo Pichi per porne le basi.

  1. Fin dal primo giorno è fondamentale lavorare come se un domani potesse arrivare un gruppo internazionale interessato al proprio business.
  2. I processi che si attuano in una società sono fondamentali: se non si crea una startup che nel piccolo lavori come farebbe una realtà internazionale, l’azienda verrà sempre considerata qualcosa di artigianale. Questo perché i grandi gruppi internazionali devono poter vedere l’eventuale integrazione come un’opportunità, non come una perdita di tempo. “Noi abbiamo integrato i nostri sistemi in due settimane”, spiega Pichi.
  3. Andare a cercare le possibilità, nulla arriva da solo. Bisogna avere una chiara visione dei next step, specie in fase di startup.