Non solo delivery: un anno di food innovation in 12 trend

Il delivery cerca il consolidamento, tra spartizione geografica e concentrazione. Ma l’innovazione del food va oltre. Con due direttrici: qualità e digitale. I 12 trend da tenere d’occhio

Dodici trend per dodici mesi dell’anno. Il 2016 del foodtech non vive di solo delivery, anche se verso le consegne a domicilio i milioni degli investitori. Tanto che, se per alcuni segmenti si parla ancora di fondamenta, per il food delivery si inizia a pronunciare la parola “consolidamento”. Guardando oltre, però, c’è tanto altro da vedere. Tra comparti già presenti in Italia e altri che arriveranno presto.

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1 – Food delivery

“Il segmento è sempre più affollato e vedrà probabilmente il verificarsi di attività di consolidamento e di concentrazione nel medio periodo”, afferma Stefano Molino, partner di Innogest. “È presumibile che rimarranno 3-4 player globali a dividersi il mercato”. Lo confermano i casi come Pizzabo (diventata HelloFood all’interno della galassia Rocket Internet e poi ceduta a Just Eat). Assieme a un’altra tendenza: “La spartizione delle varie geografie tra i principali attori a livello internazionale”.

2- Agricoltura di precisione

Sensori, droni, robot, device, satelliti permettono di intervenire in maniera mirata nella produzione agricola risparmiando acqua, fertilizzanti e pesticidi. “Un risparmio economico, ma soprattutto un vantaggio per ambiente, salute e produttività”, dice Marco Gualtieri, ceo di Seeds&Chips, l’evento sulla Food Innovation che torna a Milano dall’11 al 14 maggio. “Lo stesso sistema può applicarsi anche alla zootecnia per monitorare lo stato di salute degli animali ed intervenire solo quando è necessario (con meno antibiotici) e in modo più tempestivo”.

3 – Controlled Environment Agricolture (Cea)

“Le tecniche di produzione senza utilizzo del suolo cresceranno sia per l’utilizzo industriale che per quello urbano e domestico”, dice Gualtieri. Anche qui torna il tema del risparmio, di acqua, pesticidi e spazio. Ne beneficeranno efficienza e qualità. Risultato: “Sarà possibile produrre direttamente nei supermercati, nei ristoranti e nelle mense, ma anche nei condomini e nelle singole abitazioni”.

4 – Stampanti 3d

“Entro 10 anni sarà un settore che stravolgerà interi processi produttivi e ne creerà di nuovi. Anche nel food”, è convinto il ceo di Seeds&Chips. Con un impatto sia a livello industriale che nel retail. La funzione più immediata è quella di stampare (e stamparsi) il cibo (dalla pasta ai biscotti). Quello più futuribile è “la realizzazione di cibi per pazienti affetti da determinate patologie o per ricreare habitat necessari agli insetti impollinatori”.

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5 – Nuovi cibi, super cibi e nutraceutica

“Niente fantascienza”, chiarisce Gualtieri. “Si tratta di alimenti con minor impatto ambientale e maggiori benefici, derivati da piante fino ad ora sconosciute o poco utilizzate”. Fuori dall’occidente, alghe e insetti sono già nei piatti di milioni di persone. “Recenti ricerche ci fanno pensare che saranno una parte importante della nostra alimentazione del futuro. Direttamente, come integratori o per l’alimentazione degli allevamenti animali”. E tra i pionieri del settore c’è anche un’italiana, Italbugs , startup ammessa aell’International Platform of Insects for Food and Feed e incubata dal PTP – Science Park di Lodi. È solo l’inizio, perché solo una piccola parte della sterminata varietà alimentare viene prodotta su larga scala.

6. Tracciabilità e riconoscibilità

“I consumatori vorranno sapere sempre di più da dove proviene e cosa contiene un cibo o una bevanda”. Questione di allergie, particolari regimi alimentari o consapevolezza. Ecco perché “Qr code, etichette intelligenti (Nfc, Rfid), sensori laser o molecolari avranno un impatto notevole anche sul settore della logistica, confermando che la food innovation non riguarda solo il settore agroalimentare”. Quello della tracciabilità, conferma Molino, “è un tema su cui diverse startup si stanno concentrando, integrando tecnologie di analisi semantica di dati con algoritmi che suggeriscono il cibo o l’ingrediente più adatto sulla base delle esigenze del cliente”.

7 – Big Data e IoT

“Le tecnologie relative ai big data e all’internet of things si stanno estendendo al settore del food”, afferma Molino. La tendenza riguarda sia le tecnologie per la raccolta dei dati sia i software per la loro lettura. Applicati “all’analisi delle coltivazioni, al packaging, alla produzione e alla consegna al cliente finale”. Un campo, anche questo, ancora tutto da scoprire. Agricoltura e food sono ancora “settori marginalmente toccati da questi temi nel corso degli ultimi anni, dove i margini di miglioramento sono molto significativi”.

8 – Smart kitchen

A proposito di IoT: “Le cucine – prevede Gualteri – diventeranno sempre più intelligenti ed efficienti. Gli elettrodomestici saranno collegati alla rete per raccogliere informazioni, effettuare acquisti, segnalarci prodotti disponibili o in scadenza”.

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9 – Packaging

Le stesse tendenze osservate in altri settori (sostenibilità, tracciabilità e lotta agli sprechi) “guideranno la rivoluzione anche nel packaging”. La richiesta di cambiamento arriva sia dall’alto (con l’esigenza di limitare gli sprechi e riciclare) sia dal basso (perché cresce la consapevolezza e l’attenzione dei consumatori). Il risultato sarà “l’implementazione di nuovi materiali naturali e biodegradabili”. Ma non solo: Secondo Gualtieri, “la lotta agli sprechi e la sicurezza alimentare si affronteranno anche con packaging in grado di tracciare il prodotto e di allungarne la shelf life”, cioè la vita del sullo scaffale.

10 – Precision nutrition e precision cooking

La precisione non è tema esclusivo di agricoltura e droni. Riguarda anche i fornelli. “Visto lo stretto legame tra cibo e salute, vedremo emergere numerose applicazioni per un’alimentazione personalizzata”, indica Gualtieri. Il food torna a intrecciarsi con altri settori, come ad esempio la wearable technology. Gli stessi sensori che portiamo già al polso potranno collegare le app “alle padelle e ai sistemi di cottura”, in modo da “ridurre i rischi per la salute dovuti ad errate temperature che annientano le proprietà nutrizionali degli elementi e possono generare batteri e sostanze cancerogene”.

11 – Sharing economy

Se si dice che il cibo è condivisione, allora non può stupire la presenza in questo elenco della sharing economy. Le logiche che ne sono alla base possono essere applicate “alla lotta agli sprechi, mettendo in contatto chi ha prodotti in scadenza con chi vuole risparmiare, o alla condivisione di particolari macchinari, tecnologie, informazioni, best practice e appezzamenti agricoli”. Instacart, startup americana da 2 miliardi di dollari, è l’Uber del cibo: assume un guidatore per portare la spesa a casa. Quello che poi ha iniziato a fare anche la stessa Uber, con Eats. “In Italia – sottolinea Gualtieri – il tema è particolarmente caldo dopo il cosiddetto Sharing Economy Act, cioè la proposta di legge con cui dieci deputati si propongono di disciplinare le piattaforme digitali per la condivisione di beni e servizi e di promuovere l’economia della condivisione’.

12- Prodotti locali e autentici (online)

Arrivati all’ultimo dei dodici punti, è tempo di tirare un po’ le somme. Per sintetizzare un anno in due parole: digitale e qualità. “L’innovazione – spiega Molino – passa sempre di più dalla possibilità di mettere a disposizione dei cliente soluzioni facili per avere accesso alla straordinaria varietà enogastronomica italiana (come fa Foodscovery) o di sviluppare servizi di abbonamento e consegna a domicilio di prodotti agricoli locali (come Cortilia). Tutti questi modelli puntano a fornire una offerta premium fortemente ancorata ai valori di autenticità e di qualità del cibo tradizionale”. Gualtieri aggiunge un altro elemento: la crescita del web e del digitale, condizione necessaria allo sviluppo degli altri trend. Oggi “cresce il potere di acquisto dei millennials, a cui piace informarsi, acquistare online e cucinare”. E così “c’è la possibilità di allargare il mercato a una quantità di piccoli e medi produttori, distributori e operatori non presenti fino ad ora in rete. E sarà proprio la rete a dare spazio a piccoli produttori locali che rischierebbero altrimenti di scomparire. Grazie a internet potranno farsi conoscere e commercializzare i propri prodotti”.

Paolo Fiore
@paolofiore

  • Ivan Farneti

    Questo e’ uno dei macrosettori in cui l’Italia dovrebbe poter produrre qualche azienda forte e competitiva a livello mondiale. Le competenze ci sono, l’infrastruttura anche, i partners grossi tanti. ci vogliono imprenditori e un po più di capitale. ma la ricetta l’Italia non se la può’ lasciare portare via anche questa volta (vedi innovazione nella pizza e nel caffe, dove i soldi veri li hanno fatti altri…)

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