Carte Noire strategica, Lavazza punta al vertice del caffè mondiale

L’acquisizione di Carte Noire, leader in Francia, è parte di una strategia per salire al vertice del mercato mondiale del caffè. E forse, per il gruppo italiano, gli investimenti non finiscono qui…

Mentre il re del Frappuccino a stelle e strisce Starbucks scalda le macchine per lo sbarco a Milano (all’inizio del 2017) il caffè italiano va alla conquista in terra di Francia. Uno shopping al contrario che va in controtendenza con quanto avvenuto spesso negli ultimi mesi, e che smuove ulteriormente le acque nel mondo del caffè. Specie considerando che la Francia è, in quest’ambito, il quarto mercato al mondo. E’ per questo che l’operazione di Lavazza, che ha acquisito Carte Noire (leader nel settore Oltralpe) rappresenta un bel colpo. Strategico.

caffe_lavazzacart_1

Marchio e stabilimento, più sviluppo

Il valore dell’acquisizione è di 700 milioni e con questo accordo Lavazza, che ha un giro d’affari di 1,4 miliardi nel 2015 (+8%), prevede nel 2016 di raggiungere 1,7 miliardi di fatturato. Oggetto dell’acquisizione sono i marchi e le attività di Carte Noire in Europa, come anche la licenza di 5 anni del marchio Senseo in Austria. Carte Noire è leader in Francia con una quota del 20% nel mercato retail. La Francia è invece il secondo mercato per Lavazza (con il 20% e 500 dipendenti nel Paese) che fattura il 55% all’estero e il 45% in Italia. Insomma, “un matrimonio perfetto e che rende ora più forte l’intero gruppo”, ha commentato Giuseppe Lavazza, vicepresidente. Ma Lavazza ha acquisito anche lo stabilimento di Carte Noire a Laverune che in un primo momento avrà 8 linee di produzione e 140 addetti ma che sarà ulteriormente sviluppato perché “la Francia è il quarto mercato al mondo per il caffè – come ha spiegato l’ad Antonio Baravalle – e obiettivo è raggiungere un livello dimensionale che ci consenta di giocare di più un ruolo centrale sul mercato per dare vita a un gruppo globale e indipendente specializzato nel caffè”.

caffe_chicco

Nuove mosse sul mercato (e niente Borsa)

Infatti questo matrimonio non esclude altre mosse sul mercato: la liquidità a Lavazza non manca e il patrimonio netto è di 2 miliardi. Solo negli ultimi 12 mesi gli investimenti sono stati pari a un miliardo. L’ambizione è quella di scalare la classifica mondiale del settore per puntare al terzo posto dal quinto attuale, passando da 1,7 miliardi di fatturato previsto nel 2016 a 2 miliardi nel 2020. Ma almeno per ora niente quotazione in Borsa, “presenta limiti per chi vuole fare progetti a lungo termine”, ha spiegato Lavazza. E adesso avanti tutta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ti potrebbe interessare anche

Il Frappuccino sfida Re Espresso: Starbucks sbarca in Italia

La celebre catena Usa di Seattle, dopo molte esitazioni, ha deciso di aprire un punto vendita in centro a Milano, dal prossimo anno. Ma poi arriveranno forse anche Verona e Venezia…

Il menu spaziale di Samantha Cristoforetti

Quinoa disidratata, zuppa di legumi in sacchetto e cialda al cappuccino: a bordo della Stazione Spaziale Internazionale Samantha Cristoforetti mangia così.

MeeSoo, come ti sforno (in 30 secondi) un tiramisù espresso

Iuri Merlini, ingegnere di Bassano del Grappa con il pallino per i dolci, presenta Meesoo, macchina per bar e ristoranti che promette di sfornare un prodotto di qualità in appena 30 secondi

L’incredibile storia di Mashape e Augusto Marietti (che ha fatto bene a lasciare l’Italia quando gli dicevano “sei troppo giovane”)

A 18 anni aveva inventato Dropbox prima di Dropbox, ma nessuno lo finanziò. Poi, quando con 2 amici ha lanciato Mashape, un marketplace dove gli sviluppatori vendono “pezzi” di software, ha scelto di lasciare l’Italia, destinazione San Francisco. L’idea piace, e ci credono anche il papà di Uber e quello di Amazon e oggi la sua azienda vale decine di milioni di dollari. No, non è un film: è la storia di Augusto Marietti

Dai soldi al network, i 4 contributi delle corporate alle startup. Il caso Tecno a Napoli

Il contributo di una corporate alla startup, secondo L’advisor Giovanni De Caro, dovrebbe essere erogato secondo una precisa scala di priorità. L’open innovation di una società di Napoli e le modalità di investimento nelle startup