Non solo cioccolato: la Svizzera ingolosisce le startup con l’acceleratore Kickstart

La Svizzera cerca di attirare nuove startup con un acceleratore che dedica uno dei quattro verticali al food. Si chiama Kickstart e punta su una condivisione dell’equity. Ecco come funzionerà

Piccolo è bello. A patto che si possa diventare grandi. Ne è convinta la Svizzera, un Paese che ha meno abitanti della Lombardia ma è sede della più grande impresa del food al mondo, Nestlé.

Un gigante da 15 miliardi di dollari di utile non nasce tutti i giorni, ma piantare un seme da 25 mila franchi (22.500 euro), in fondo, offre un buon bilancio tra costi (certi) e benefici (potenziali). È quello che sta provando a fare Kickstart (come la più nota piattaforma di crowdfunding ma con una sillaba in meno): si definisce come “il più ambizioso programma per le startup mai nato in Svizzera”. Un acceleratore concentrato su quattro “verticali”, uno dei quali dedicato al Food.

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Come funziona Kickstart

Kickstart è un programma intensivo di tre mesi che si terrà a Zurigo, per la prima volta, da luglio a settembre 2016. Coinvolge manager, investitori, accademici, mentor specializzati nei quattro settori scelti (oltre al food ci sono finTech, smart&connected machines, future&emerging technologies).

Le startup ammesse riceveranno 25mila franchi in seed capital. Cui si aggiungeranno altri 1500 franchi al mese per ogni fondatore. La novità, rispetto ad altri acceleratori, sta in una formula partecipativa. Ogni startup ammessa dovrà mettere in comune il 2% del proprio capitale. Una forma di mutua partecipazione che consentirà a tutte le imprese partecipanti e ai mentor di guadagnare (anche) in caso di successo altrui. Quel 2% è l’unico pezzo di equity che le startup dovranno cedere. A conti fatti, visto il contributo da 22.500 euro, è come se ogni impresa fosse valutata più di un milione di euro.

Alle spalle del programma non c’è un patrono ma due fondazioni, la Kick Foundation e la DigitalZurich2025. Non c’è un legame diretto con angel e venture capital ma la volontà di costruire in Svizzera un nuovo hub europeo. Ovviamente non si tratta di beneficenza: accudire sin da piccole idee promettenti consentirà di avere un canale preferenziale. Ne potrebbero beneficiare i grandi gruppi che animano le fondazioni, tra i quali Ubs, Swisscom, Sbb (le ferrovie federali) e Google Switzerland.

Perché il food in Svizzera

Tra i quattro verticali scelti c’è anche il food. Già questo è un segno di fiducia, visto che l’acceleratore svizzero è ancora ai suoi primi vagiti.

Kickstart cerca startup con “idee sostenibili che nutrano la popolazione mondiale in aumento”, intuizioni che rendano il cibo “più sano e conveniente” ed è aperto “alle innovazioni più radicali” nei campi “della produzione, distribuzione, packaging e servizi gastronomici”.

Ma perché la Svizzera? Per convincere i giovani talenti, l’acceleratore cita tre plus. Primo: Nestlé. Avere un gigante in casa sarebbe indice di bontà del tessuto economico. Senza dimenticare che si tratta di un potenziale investitore dal portafogli molto gonfio (anche se, per ora, non è coinvolto direttamente nell’acceleratore). Secondo: il cioccolato. È il prodotto che la Svizzera esporta di più, con oltre 115 tonnellate l’anno. Terzo: il Paese è un centro per l’industria delle capsule per il caffè (altro mercato forte per Nestlé).

L’incentivo forte, però (oltre ai 25 mila franchi), è l’ingresso in un network di un Paese che, da due anni, conquista la vetta del Global Innovation Index, cioè la classifica degli Stati dov’è più vantaggioso fare innovazione. Il regime fiscale, certo, aiuta. Ma tant’è: la Svizzera precede il principale hub europeo per le startup (il Regno Unito) e la forza emergente (la Svezia).

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Il team di Kickstart

I partner del nuovo ecosistema

Se l’ingresso nell’ecosistema è importante quanto e più del finanziamento iniziale, sarà bene dare uno sguardo ai partner dell’acceleratore. La sezione food è, al momento, scoperta sul versante mentor. Ce ne sono (per ora) 12, alcuni dei quali si dividono su più verticali. Il conteggio vede quindi 6 mentor per il fintech, 8 per il future emerging technologies e 3 per smart & connected machines. Nessuno nel settore del food. Ma la lista è destinata a rimpolparsi. L’acceleratore si avvarrà anche della consulenza di “esperti industriali”, manager di alcuni tra i più importanti gruppi svizzeri. Tra quelli già disponibili, le startup dell’agroalimentare possono guardare con interesse a Herbert Bollinger, ceo di Migros, la maggiore catena svizzera della grande distribuzione. Le richieste di ammissione sono già aperte e chiuderanno il 31 marzo.

Paolo Fiore
@paolofiore

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