Foodtech, l’anno da record delle startup (e le italiane crescono)

Il 2015 è stato un anno record per le startup foodtech. Le cifre del mercato italiano sono lontane dalle vette mondiali. Ma crescono investimenti e operazioni. Eccole (anche in un’infografica) , guardando al futuro

Il cibo fa gola. Ancora di più se accompagnato dalla tecnologia. Le startup foodtech hanno attirato 5,7 miliardi di dollari nel 2015: un record assoluto, con un incremento del 152% rispetto all’anno precedente. Record anche per gli affari conclusi: 275, il doppio del 2014. Sono i dati emersi da un report di Cbinsight. Il 2015 si è chiuso con un’accelerazione: l’ultimo trimestre è il più prolifico di sempre, con 78 operazioni da 2,15 miliardi di dollari. Merito dei round arrivati nelle casse di Womai (220 milioni), Grofers (120 milioni). Ma soprattutto di Alibaba, che ha deciso di regalarsi per Natale il 28% di Ele.me per 1,25 miliardi.

foodtech

Anche l’Italia cresce

E l’Italia? Parlare di numeri complessivi è difficile. Perché molte operazioni non hanno svelato le cifre in ballo. Ci sono però due certezze. Si cresce, sia in termini di investimenti che di startup finanziate. Ma resta la costante di un mercato del venture capital ancora ridotto: l’ordine di grandezza è ben lontano dai miliardi di dollari e raramente si avvicina a quello dei milioni. Attingendo ai dati di FinSMEs, si contano 13 operazioni che hanno coinvolto le startup foodtech italiane. Partendo dalle cifre note: Supermercato24.it (che pure è un “ibrido” food) ha raccolto in tutto 515 mila euro. Gourmant 470 mila. DNAphone 200 mila. Ebox ha ricevuto un milione, ma da spartire tra Tannico.it (che si occupa di Food) e Shoppable.it (che invece vende design). Al di là delle somme, resta comunque da sottolineare che le 13 operazioni rappresentano comunque un raddoppio rispetto al 2014. Rocket Internet ha messo le mani su Pizzabo. Si è mosso TripAdvisor per allargare la propria piattaforma di food delivery con l’acquisizione di restOpolis e MyTable. Un altro colosso come JusEat ha fatto il bis con Clicca e Mangia e Deliverex. Club Digitale ha puntato su Gnammo e Vino75. H-Farm su Aromapass.

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Asia leader mondiale

I numeri che hanno spinto il mercato mondiale sono ben altri. L’Asia, che fino allo scorso anno inseguiva Nord America ed Europa, è diventato (di gran lunga) il primo catalizzatore di investimenti: 3,4 miliardi nel 2015, contro i 949 milioni americani. L’Europa è a metà strada, con 1,38 miliardi. Anche in questo caso, gran parte delle risorse si è concentrata in poche operazioni. Rocket Internet ha investito un miliardo su Delivery Hero (673 milioni in due round), Foodpanda (210 milioni) e HelloFresh (211 milioni).

Restano fuori dal conteggio alcune imprese che, pur essendo classificabili come startup e muovendosi nel settore food, non sono state etichettate come “tech”. Un orientamento che, in Italia, esclude alcune operazioni che pure vale però la pena citare. Come Gianfranco e Serena Cordero, produttori di vino capaci di raccogliere 750 mila dollari in crowdfunding tramite NakedWines.com. Oppure Grom, la catena di gelaterie acquisita da Unilever. E, allargando il campo, anche una fetta dei 10 milioni raccolti da DoveConvine sono dovuti al cibo.

Paolo Fiore
@paolofiore

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