Il vino bio conquista l’Italia (e il mondo)

Con oltre 170 aziende presenti in questi giorni al Vinitaly e una crescita del 4% rispetto allo scorso anno il vino bio dimostra di essere sempre più apprezzato dagli italiani

Bere meno ma prestando più attenzione alla qualità. Stando a quando emerge dall’analisi Wine Monitor presentata oggi a Vinitaly sembrerebbe essere questo il nuovo motto degli italiani amanti del vino. Il 43% degli acquirenti ritiene che il vino ottenuto da uve biologiche abbia una qualità superiore rispetto agli altri e la percentuale sale fino 60% tra chi ha già provato il bio. Nella sola rete della grande distribuzione organizzata la vendita di vino bio è aumentata del 4%. Nell’ultimo anno la percentuale di italiani che hanno acquistato almeno una bottiglia di vino bio è cresciuta di quasi 10 punti, passando dal 2 a 11,6%. Ma a “tirare” la crescita è sempre l’export. Nei soli Stati Uniti, proviene dal nostro paese una bottiglia di vino bio su tre di quelle importate, per un conto economico totale di 56 milioni di euro.

Tra i dati presentati oggi dall’Associazione Italiana Agricoltura Biologica (Aiab) nel corso di Vinitaly emergono anche i grandi passi avanti fatti dal nostro Paese nella fase produttiva. L’Italia è arrivata a produrre quasi 5 milioni di quintali di uva bio nel 2013 e, sulla base di dati SINAB elaborati da ISMEA, si stima che i quasi 4 milioni di ettolitri di vino biologico prodotti ogni anno rappresentino circa il 7% della produzione totale.

Non più una nicchia, ma una realtà consolidata

Dichiara il presidente di Aiab Vincenzo Vizioli. “Il vino biologico si conferma non solo come un’eccellenza nel panorama enogastronomico italiano, ma può essere una chiave di volta per la ripresa economica e non solo. Il bio infatti è sempre frutto di esperienza di scambio, di condivisione e relazione: un vignaiolo bio porta dal vigneto in cantina uve in perfetto equilibrio. Anche per questo – continua Vizioli – vogliamo che la revisione del regolamento sul vino non ceda alle semplificazioni di chi è stato a lungo critico nei confronti di questo prodotto e oggi vorrebbe regole più semplici, per omologare un settore di eccellenza”.

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