Regolamentare il social eating? Se manca la normativa, ci pensa Gnammo

Dopo il parere del MISE che prometteva di mettere una stretta alla sua attività e in attesa di una legge che comprenda le evoluzioni del settore della ristorazione, il portale ha pubblicato un codice etico per fare ordine nell’attività degli utenti e ridefinire i confini tra il “mangiare social” e gli home restaurant

Tempi duri per la sharing economy. Dopo le note vicende legate a Uber, alcuni mesi fa anche social eating e home restaurant sono stati oggetto di molte polemiche, specialmente in seguito al parere del MISE che, in mancanza di una normativa ad hoc, proponeva di equipararli alla ristorazione tradizionale. Come ci ha spiegato qualche tempo fa l’avvocato Guido Scorza il più grande timore dopo il parere espresso dal Ministero dello sviluppo Economico era che alcune amministrazioni potessero iniziare con i controlli a tappeto, facendo così scattare le sanzioni previste per il mancato rispetto della normativa.

sharingeconomy

Ed è proprio per evitare problemi e incomprensioni di questo tipo che Gnammo, a oggi il più grande player italiano nel settore del social eating, ha deciso di fare un po’ d’ordine. Il team di Gian Luca Ranno ha scelto di sedersi a un tavolo con istituzioni e associazioni di categoria per creare insieme a questi attori una normativa che tenga conto delle evoluzioni subite dal settore della ristorazione nel corso degli ultimi anni.

Codice etico partecipato

In attesa di queste nuove regole sulla sharing economy, il portale ha voluto dire la sua pubblicando un Codice Etico Partecipato, una sorta di vademecum che gli utenti della piattaforma, i cosiddetti gnammers, si impegnano a rispettare nell’organizzazione e gestione degli eventi food casalinghi. La componente partecipativa del codice sta nel fatto che tutti gli utenti potranno dire la loro e intervenire sulla sua costituzione, utilizzando gli strumenti di dialogo presenti sul portale.

Social Eating e Home restaurant: le differenze

Altro punto sul quale Gnammo vuole insistere è la differenza tra Social Eating e Home Restaurant per evitare che si faccia confusione tra le iniziative saltuarie e le attività con scopi semi-imprenditoriali, differenza che è alla base di molti fraintendimenti riguardanti la regolamentazione e l’uso della piattaforma stessa.

Nella definizione diffusa in una nota da Gnammo, il Social Eating “corrisponde ad eventi tra amici, saltuari, riservati a chi ha prenotato ed è stato accettato dal cuoco e senza organizzazione imprenditoriale, il cui scopo è esclusivamente quello della socialità. Questi devono restare di libero svolgimento, in ossequio ai principi costituzionali, pur mantenendosi nell’ambito della regolarità dal punto di vista fiscale, cosa resa possibile dal funzionamento stesso di Gnammo che prevede pagamenti esclusivamente online e dunque tracciati.”

Altra cosa, invece, quando si parla di Home Restaurant, termine con il quale “si definiscono, invece, realtà che organizzano eventi con regolarità, ed adoperandosi affinché anche il rendiconto economico abbia una valenza importante. Per quest’ultima categoria Gnammo crede che sia importante seguire le normative, a protezione del modello stesso e dei consumatori, evitando che si creino nuovamente fraintendimenti che penalizzano l’iniziativa dei singoli cittadini, sia essa imprenditoriale che di puro scopo sociale.”

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