Giuseppe Capetta

Giuseppe Capetta

Mar 20, 2015, 11:08am

Giuseppe Capetta

Giuseppe Capetta

Mar 20, 2015, 11:08am

La tecnologia che esalta il gusto

Rivoluzionare il mondo del cibo attraverso l'innovazione tecnologica, presenza discreta ma decisiva per poter mostrare al mondo di che pasta siamo fatti

La prova del grande chef è l’equilibrio dei sapori, fare in modo che il condimento non snaturi il piatto ma lo valorizzi. Così l’innovazione tecnologica può e dovrebbe fare con il cibo: una presenza discreta ma decisiva. I sapori hanno un significato perché c’è un senso che li percepisce come tali, il gusto appunto, che si evolve e muta con l’esperienza. E l’esperienza oggi è necessariamente non più solo analogica ma anche digitale.

Cibotecnologia
Accanto a nuovi prodotti per soddisfare vecchi bisogni si creano bisogni nuovi per prodotti che verranno. Beni e servizi, quindi, da concepire in funzione di una pluralità di canali distributivi e media per comunicarli, “offerta di domanda”, per cogliere nuove opportunità di mercato: questa è la digitalizzazione dell’economia globale – vedere ciò che hanno visto tutti pensando a ciò cui non ha ancora pensato nessuno.

La creazione di un efficace connubio fra tradizione e innovazione è la vera grande sfida dell’alimentare italiano

Saper indirizzare le scelte di consumo verso criteri di autoapprendimento e consapevolezza dell’imperativo della sostenibilità, ma anche a forme nuove di socialità liquida e diffusa. La sofisticazione della domanda, l’orientamento dei consumatori a comportamenti più responsabili e la crescente attenzione verso la salubrità e il profilo nutrizionale degli alimenti, sono fattori abilitanti nuovi spazi di mercato per le aziende operanti nel settore. I player vincenti sono quelli che riescono prima e/o meglio di altri a intercettare e interpretare queste tendenze e a tradurle in prodotti che enfatizzino il legame con i territori di origine delle materie prime, siano sani e privi di rischi per la salute, rendano il consumatore artefice di scelte ragionate e protagonista dell’esperienza di acquisto oltre che di consumo.

Un contributo importante nelle strategie di innovazione delle imprese alimentari sono state le attività di marketing connesse al lancio dei prodotti e alla valorizzazione dell’immagine e del marchio aziendale: questa tendenza risulta più rilevante che nel resto del manifatturiero. Ma nell’era digitale questo approccio è troppo riduttivo:

la Milano da bere non riempie più il bicchiere

E se pensiamo alle molteplici applicazioni digitali o affini per il food, non vengono in mente solo le tante app o piattaforme web per la vendita di prodotti online, la consegna di cibi pronti a domicilio o la gestione di ordini e pagamenti nei locali, ma talmente tante altre che un elenco puntato è il modo migliore per scorrerle senza rischiare di perdersi fra le virgole:

• Soluzioni avanzate per la tracciabilità degli alimenti e la sicurezza di consumo
• Informazione su caratteristiche chimico-fisiche e compatibilità degli ingredienti con regimi dietetici speciali, sempre più spesso imposti da intolleranze o restrizioni alimentari
• Restituzione del profilo nutrizionale di un cibo mediante indagine spettroscopica
• Diagnostica non invasiva delle materie prime
• Software di fluidodinamica per l’ottimizzazione dell’irrigazione agricola
• Caratterizzazione dei suoli tramite droni radiocomandati
• Sensoristica per il monitoraggio dei parametri “vitali” (e.g. fermentazione del vino)
• Tecnologie di sterilizzazione e conservazione
• Big Data e tool di analisi predittiva
• Soluzioni per la logistica integrata
• Idroponica “digitale”
• Cooking device interconnessi e programmabili da remoto (Internet of Things \ Internet of Food).

Insomma, un mondo. Un mondo in cui i tempi corrono, le distanze si accorciano e gli spazi si dilatano.

E grazie alle tecnologie digitali si può, ad esempio, superare una delle barriere storiche alla diffusione capillare del miglior cibo italiano nel mondo: la mancanza di una estesa rete di grande distribuzione organizzata all’estero – quello che il Gruppo Carrefour è per la Francia e i suoi prodotti:

Eataly è assai prezioso ma non basta

La difficoltà nel raggiungere nuovi mercati, geograficamente distanti e molto diversi sul terreno organizzativo, istituzionale e normativo, in assenza anche di adeguati strumenti di sostegno pubblico volti ad aumentare la capacità delle nostre imprese di fare rete accrescendo la competitività del Sistema Paese a livello globale, può trovare nel digitale un catalizzatore delle relazioni e un fattore di facilitazione degli scambi.

Costruire network per essere più competitivi

Diversamente che in altri ambiti dell’esperienza umana, nel business le dimensioni contano. Il tessuto produttivo del nostro Paese è caratterizzato da entità medio piccole, perciò la costruzione di network, cluster, distretti o altre forme di aggregazione e azione collettiva, risulta determinante per essere competitivi nell’arena internazionale realizzando economie di scala e scopo. Da più di cinque anni faccio scouting di startup hi-tech per il mercato. Ne ho viste centinaia – molte prematuramente defunte, alcune invero mai nate; parecchie di successo, negli ambiti più diversi, con focus su alcuni dei settori più rappresentativi del Made in Italy: agroalimentare ed enogastronomia in primis.

Seeds & Chips, pre- e pro-EXPO, chiama a raccolta un vivace caleidoscopio di idee innovative con forti radici in un’antica e solida tradizione culturale che associa nutrizione e salute a benessere e piacere, il leitmotiv dell’italiano che mangia, anche fuori dal Belpaese, di cui solo il sounding vale “purtroppo” 60 miliardi, circa il doppio dell’export.

È proprio il caso di dire: i tempi sono maturi per mostrare al mondo di che pasta siamo fatti!